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I fiumi sono simboli di un luogo, di una città, di una nazione. In questa zona del Veneto il fiume simbolo è senz'altro l'Adige, ma non solo. Infatti nonostante la sua importanza e la sua portata, il fiume non è sufficiente per l'irrigazione delle estese campagne, né per alimentare l'acquedotto. Per ovviare a questo e, soprattutto per contenere le varie piene, si è fatto ricorso ad altri corsi d'acqua meno importanti, ma forse molto più necessari. Uno di questi corsi è il canale di Santa Caterina, già conosciuto come Fossa Lovara e presente nella zona fin dalla preistoria... (continua)
Più che un canale, è un fiume di una certa importanza con una singolare particolarità: cambia sei volte nome lungo la sua strada: Agno, Guà, Fràssine, Brancaglia, Santa Caterina, Gorzone. Il suo percorso dalla sorgente alla foce, dalla zona prealpina al mare, è interessante anche se non è facile seguirlo su una carta topografica. Questo fiume nasce ai confini della Provincia di Vicenza con il Trentino, con il nome di Agno. Sul perchè di questo nome, si possono formulare solo delle ipotesi. Secondo l'illustre glottologo G.B. Pellegrini, Agno deriverebbe dalla parola latina antichissima «Amniu» (per amnis-fìume). Questo vocabolo fu però poco usato, perché erano più comuni gli altri due: flumen e fluvius. Lo storico vicentino Mons. Mantese ritiene, invece, che nella formazione del toponimo «Agno» possano avere influito i caratteri del paesaggio. L'umido fondovalle, infatti, era occupato dall'impetuoso torrente e da macchie di ontani, piante che amano la terra grassa e umida. Pertanto, proprio per l'abbondante presenza dell'ontano, in latino «anus», sarebbe stato dato al torrente il nome di Agno. Solo questo poi dovrebbe essere stato il nome del fiume in origine, gli altri sono di epoca abbastanza recente. A formare questo corso d'acqua sono i torrentelli che scendono dai fianchi delle Piccole Dolomiti sopra Recoaro e quelli, oltre ai rii, che provengono dai Lessini che fiancheggiano la vallata. Vediamo i monti che attorno a Recoaro costituiscono un arco: Cima Campo d'Avanti (m.1689), Cima del Grammolon (m.1808), Zevola(m. 1975), Cima delle Tre Croci (m.1942), Plische (m.1991), Obante (m.2043), Cima di Campogrosso (m.1502); da questi scendono a raggiera verso Recoaro numerosi torrentelli, di cui ricordiamo i principali: l'Agno di Crème, l'Agno di Lora che raccoglie acque provenienti dai vari Pelegatta, Lavaratte, Batental, il Rotolon (Campogrosso), dalle piene travolgenti, che si getta nell'Agno di Lora, due chilometri prima di Recoaro, a quota m.563. Da quest'ultimo punto di confluenza inizia il corso dell'Agno propriamente detto, che, uscito dal tronco iniziale, scorre in una stretta valle fino a Recoaro. Le acque dei piccoli affluenti rendono fertile questa vallata, detta appunto la «conca di smeraldo» per lo smagliante verde dei suoi prati, famosa anche per le sue sorgenti di acque ferruginose. Da Recoaro a Valdagno, dove divide l'abitato in due parti distinte, l'Agno convoglia le acque fra sponde naturali, ricevendo un'altra ventina di affluenti. È da tenere presente che, fino a S.Quirico, il fiume trascina un'enorme congerie di materiali detritici, che incappano in salti, formati dagli imbrigliamenti, costruiti sulla linea di fondo, in più punti, per arrestare la corsa dei detriti. Giova inoltre ricordare che le rocce della zona superiore sono, purtroppo, per lo più, impermeabili o poco permeabili. Per giunta, i bacini raccoglitori delle acque dei torrenti, che affluiscono al tronco superiore, specialmente al ramo del torrente Rotolon sono costituiti da materiale franoso. Ne derivano due fatti: piene impetuose e molto materiale detritico. Inoltre, l'alto bacino dell'Agno-Guà si trova nell'area, sia pure molto ristretta, della massima piovosità del Veneto. Piove moltissimo, in autunno e in primavera, con poca differenza fra le due stagioni. Il mese in cui cade più pioggia è novembre. La minima si riscontra d'estate e d'inverno. Le forti precipitazioni giustificano le piene impetuose, con le paurose inondazioni che si verificavano una volta, prima che fossero compiuti dei lavori di scarico dell'acqua. Fino al secolo XVI, poi, i versanti montani dell'alto bacino dell'Agno erano ricoperti di una fitta vegetazione arborea. Così, erano impedite le piene impetuose, limitato era anche il trasporto dei detriti, ma, distrutto il manto forestale sulle valli superiori, le rocce furono disgregate dalle acque e dagli agenti atmosferici. Pure la distribuzione delle precipitazioni divenne irregolare. Si comprende così quanto sia preziosa e insostituibile l'opera delle piante per regolare il deflusso delle acque. L'alveo dell'Agno, nel tratto Valdagno Tezze, si presenta abbastanza ampio e capace. La vallata prende il nome dal fiume, incomincia ad allargarsi sempre più, a mano a mano che l'Agno procede in direzione di Cornedo, Castelgomberto, Trissino e Tezze. In quest'ultima località, è ampia, ubertosa e molto ridente per la bellezza del paesaggio. Lungo tutto il corso superiore, da quota m. 563, sopra Recoaro, fino all'antico guado, a quota m. 123 circa, l'Agno percorre approssimativamente 25 Km. e ha carattere torrentizio per il forte dislivello (circa 440 metri). Da Tezze in giù, anche nelle carte topografiche, viene disegnato come fiume, non tanto per una maggiore portata d'acqua, quanto piuttosto per il diverso carattere del suo corso: acque calme, in un alveo di lieve pendenza. Lungo tutto l'alto corso, poi, fino a Trissino, è un susseguirsi frequente di corsi d'acqua confluenti nell'Agno, di cui tre sulla destra sono degni di menzione: il Torrazzo, il Grangaro e il Rio. Sempre sulla destra, dopo Trissino, si gettano due torrenti : l'Arpega e il Rèstena, che trasportano molto materiale solido, ricco di principi fertilizzanti. Le acque, infatti, dilavano rocce di natura basaltica. A metà percorso, fra Trissino e Tezze, nel tratto cioè dove si notano frequenti salti d'acqua, atti a frenare la velocità e dove appaiono ancora evidenti i rovinosi straripamenti avvenuti in passato, il torrente Agno cambia nome e anche qualifica. E' a Tezze, alla confluenza con il Rèstena, che muta il nome in Guà, che conserva fino al Frassine. Di qui incomincia anche il corso medio e, sempre da qui, hanno inizio le arginature di seconda categoria. Ma come si può spiegare questa nuova denominazione del fiume?
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