Menu principale

On-line

Abbiamo
3 ospiti e
0 utenti online

Sei un utente non registrato. Puoi fare il login qui o puoi registrarti cliccando qui.



Login utente
Utente
Password
* Codice di Sicurezza:

Ricordami

Non sei ancora registrato? Puoi farlo adesso!. Come utente registrato avrai diversi vantaggi come la gestione dei temi grafici, la possibilitÓ di inviare notizie e commenti.


Siti amici:
Il sito, in dialetto della Bassa Padovana, dell'amico Mestro Il sito del nostro locale preferito

Cerca con Google
Google

Fiumi e acque : Il fiume dai sei nomi (seconda parte)
Inviato da : Admin Giovedý, 24 Agosto 2006 - 18:30
articoli pubblicati prima del 30/04/2007 Concordiamo pienamente con quanto scrive Vincenzo Roetta nel­la sua opera «Montecchio Maggiore attraverso i secoli» e ne riportiamo la sua impostazione sull'importante argomento. Egli dice... (continua)

 «Altro nome di derivazione romana è quello che indica il torrente Guà, idronimo, a mio avviso, tanto antico da risalire al momento in cui la romanizzazione della zona era ancora limitata alla fascia del corridoio pianeggiante tra Berici e Lessini Castellari, con esclusione quindi delle valli, in particolare di quella dell'Agno, come prova il persistere in questa, a denominare il medesimo corso d'acqua, di un toponimo diverso, quello di «Agno». Il nome Guà trovò piede per la presenza di un passaggio facile su acque poco profonde del fiume là dove quest'ultimo, che allora rice­veva anche il Chiampo ed era senza arginature, si allargava in un vasto ghiaieto allo sbocco nel piano, grosso modo in località Molinetto sulla strada per Arzignano, dove ora il fiume stesso è superato da un ponte. Guà deriva da Vadum (=passaggio; acqua poco profonda, guado), secondo il seguente sviluppo: Vadum, Guadum, Guado,Guao, Guà, secondo la parlata veneta. Ma c'è anche un'altra ipotesi da registrare. Forse, come pensano alcuni, l'Agno, in un tempo lontano, uscito dall'alta valle montana, si univa al Chiampo nei pressi di Arzignano. Durante le piene le acque dei due fiumi si sarebbero sparse nelle campagne, tramite diramazioni dette "Le Gue", per cui Guà. Il nome Le Gue potrebbe essere letto come Leque o Legue (forse corruzione di Le acque). Finalmente a metà del XVI secolo, il fiume ebbe degli argini definitivi e la parola Guado prevalse. L'ultimo tratto montano del nostro fiume, termina con il colle di Montecchio Maggiore, procede verso Montebello, ed entra nella pianura che si apre alle pendici dei Colli Berici. A Sarego riceve il Brendola, un piccolo fiume, ma abbastanza ricco di acqua perenne, che scende dalla località omonima, sulle colline dei Berici. Il Guà nel tratto Tezze-Sarego, è prettamente torrentizio e quindi nei periodi di magra è completamente asciutto o qusi.    Infatti, le acque superiori dell'Agno si disperdono, nella quasi totalità , nel greto alluvionale, subito a valle di Valdagno. Pure gli scarsi apporti degli affluenti vengono assorbiti dal letto ghiaioso. E' il Brendola, quindi, che alimenta il Guà per tutto il suo ulteriore percorso. In questo modo, non rimane mai senza acqua, nemmeno nei periodi estivi o invernali di magra. 

 Il nome di Fiume Nuovo (Flumen Novum) si trova nei documenti medioevali, così infatti si chiamò in quel periodo. Il Fiume Nuovo aveva inizio sopra Sarego e terminava nella località Frassine. Questo nome appare per la prima volta in un documento del 975. In esso, mentre regnava Ottone II, il Vescovo di Vicenza, Rodolfo, confermava al Monastero dei Santi Vito e Modesto di Vicenza la donazione dei beni posseduti a Cologna, fra cui quelli iuxta flumen novum (presso il fiume nuovo) Curtem unam ***** Capella Sancti Viti. Pure in un altro documento del 1012, si trova scritto «iuxta flumen novum prope villam Zumellam» (presso il fiume nuovo, vicino al villaggio di Zimella). Anche in un diploma del 1177, inviato dall'Imperatore Federico II al Monastero di San Giorgio in Braida di Verona, è ricordato il Fiume Nuovo nella Corte di Cologna. Quando e perché sarà nato questo nome? Ci mancano documenti che consentano di rispondere con esattezza a questo interrogativo. E' possibile fare solo delle ipotesi. Secondo le solite fonti mal considerate attendibili, nei tempi remoti, l'Adige avrebbe seguito un altro percorso. Il 17 ottobre del 589, travisando quanto scritto da Paolo Diacono, la catastrofica alluvione avrebbe provocato l'uscita di alcuni fiumi dal loro alveo e causato immani disastri nel Veneto. Anche l'Adige s'ingrossò in modo spaventoso, ruppe gli argini nei pressi della Cucca (Veronella) e, abbandonato il suo letto consueto, improvvisamente si diresse ad Albaredo, Legnago. Secondo qualche scrittore del secolo scorso, prima di questo cataclisma, l'Agno sfociava nell'Adige, nei pressi di Cologna. Era allora un corso d'acqua breve, non navigabile, che si conosceva con il nome generico di fiume o canale. Avvenuta la fantomatica rotta della Cucca, le acque del Guà defluirono senza regolarità, andando a finire per le campagne incolte ed abbandonate. E' l'epoca dei Longobardi. Ma, cessata la barbarie, intorno al IX secolo, gli abitanti si diedero a coltivare la terra. Per motivi di bonifica, quindi, le acque del Guà sarebbero state incanalate e indirizzate nel vecchio alveo abbandonato dall'Adige. Venne così chiamato Fiume Nuovo, di cui si parlò nel Medio Evo, forse rispetto al vecchio: l'Adige. Un'altra ipotesi molto più plausibile è che in tempi remoti, l'Agno scorresse per conto proprio lungo la pianura e, poiché ha un carattere torrentizio e le sue piene sono disastrose, nulla vieta di pensare che, dopo una piena particolarmente disastrosa, non sia più riuscito a tornare nel suo alveo e se ne sia scavato un altro. Abbiamo quindi  un fiume dal nuovo corso, in contrapposizione a quello precedente. D'altronde il nostro fiume non è nuovo a cambiamenti simili come vedremo seguendolo nel suo percorso. Il Guà, proseguendo la sua via, passa per Lonigo, quindi serrato fra alti argini erbosi, procede verso Cologna Veneta, entra nella Provincia di Verona fra Bagnolo e Zimella, bagna Cologna Veneta, poi scorre per Roveredo e giunge nella località, detta Fràssine, in Provincia di Padova. Da questa località assume il nome di Fràssine, così detto per la sua sinuosità (fractus sinus). Con il nuovo nome si dirige alla volta di Este e nei pressi di questa città riceve il Ronego, grande collettore delle acque di scolo della pianura, che si stende fra le pendici meridionali dei Berici e la sinistra del Frassine. Nei pressi di Este, un manufatto mette in comunicazione il Frassine con il Bisatto, il canale di Este. Muta ancora nome presso questo manufatto, in località Brancaglia. II Frassine forma pertanto il canale di Brancaglia. Così si chiama il fiume per circa cinque chilometri. Il canale di Brancaglia serve da convogliatore di tutte le acque (prevalentemente di scolo) della pianura, compresa fra i fiumi Adige e Bacchiglione. A Pra' d'Este, poi, il Canale di Brancaglia prende il nome di Santa Caterina. Con questo nome prosegue per Vighizzolo d'Este, soprapassa il fiume Fratta-Gorzone, mediante la botte denominata Tre Canne. Da questo manufatto il Santa Caterina (già Canal di Vighizuolo) descrive un'ampia curva verso levante (antico Canal de la Pase) e con un decorso sinuoso, tenendosi ad una certa distanza dal Gorzone, attraversa il territorio di Sant'Urbano, sfociando infine nel Gorzone, in località I Livelli presso Vescovana. Il Gorzone è un canale originato dalla Fratta. Ora,conquesto nome si comprendono i vari tratti scavati per contenere le acque della Lovara: Canal de la Pezza, Canal Nuovo della Pezza, Canale Zen, Gorzone (propriamente detto,  scavato nel 1572 dai Veneziani inizialmente dal Taglio di Anguillara al Brondolo), per scaricare le acque della Fossa Lovara nel lago della Griguola. 

Il nostro fiume dai molteplici nomi, dopo essersi gettato nel Gorzone, continua la sua corsa verso il mare Adriatico. Passa per Stanghella ed Anguillara, corre vicinissimo all'Adige, toccando Pettorazza e Cavarzere, sbocca, quindi, nel tratto terminale del Brenta, in prossimità di Brondolo, frazione di Chioggia, attivo porto peschereccio e zona di abbondante produzione di ortaggi. Così dopo 157 chilometri, il fiume termina la sua corsa, facendoci vedere una vasta area del Veneto, dalla zona prealpina al mare, ricca di svariate ricchezze e tutta assai fertile.

Dati statistici

La lunghezza complessiva dell'Agno-Guà-Frassine-Canale di Santa Caterina, dalle origini a Vescovana è di Km. 110,820. La lunghezza dei suoi tronchi è la seguente: Agno: dalle origini a Tezze : Km. 32,090. Guà: da Tezze a Lonigo: Km. 14,950. Fiume Nuovo (Guà): da Lonigo a Frassine: Km. 22,970 Frassine: da Frassine ad Este: Km. 16,510. Canale di Brancaglia: da Brancaglia a Pra: Km. 4,650. Santa Caterina: da Pra d'Este a Vescovana: Km. 20,010. Infine la lunghezza del Gorzone dallo sbocco di Santa Caterina all'unione con l'inalveazione del Brenta è di Km. 47. Il corso dell'Agno dalla sorgente alla foce è di 147 km.

 Piene e straripamenti

 Ogni tanto l'Agno metteva in ansia la gente, la faceva trepidare, piangere. Il fiume, con le sue piene rabbiose, talora improvvise ed elevatissime, provocò incalcolabili danni alle campagne su vastissimi territori. I nostri padri dovettero lottare contro la violenza delle acque, molte volte ricostruirono gli argini spazzati via dalle onde impetuose. Ma il fiume testardo, li travolse di nuovo. Durante le piene, le acque depositavano sui terreni allagati un limo benefico, un letame in fondo che ricorda quello del Nilo. Per questo, anche oggi sono fertilissime le terre che furono soggette alle secolari alluvioni del fiume dai molti nomi, nelle zone da Montebello Vicentino, a Lonigo, da Cologna Veneta a Montagnana, Ospedaletto Euganeo Este, Vighizzolo e tutti gli altri paesi lungo il suo corso. Ciò è dovuto al fatto che le acque, nei versanti del bacino montano, dilavavano e dilavano vaste zone, ricche di basalti e di tufi basaltici e rocce, ricche di anidride fosforica sotto forma di apatite. Le rotte, le tracimazioni e gli allagamenti, avvenuti nei secoli scorsi, in seguito alle piene dell'Agno-Guà, dovute alle piogge torrenziali, non si contano. Gli abitanti furono costretti ad eseguire continuamente lavori di fortificazione. E ciò dai tempi più remoti. Lunghissima è la serie delle rotte, ne citeremo solo alcune, fra le più terribili. L'alluvione e la piena del 1513 si manifestarono nei primi giorni di novembre e provocarono una grave rotta, con disalveamento del Fiume Nuovo. Nel 1539, l'alluvione si verificò a maggio. Dal 1820 al 1856 le piene del Guà produssero 712 rotte, con gravissimi danni. L'evento del 1862 è da ricordare per la rapidità con la quale il fiume passò dallo stato di calma a quello di massima piena. In cinque ore, dalla mezzanotte del 9 maggio alle cinque del mattino, il livello dell'acqua del Fiume Nuovo a Cologna si sopraelevò di m. 4,18. La cittadina fu sommersa dalle acque. Una rotta veramente memorabile fu quella del 1882. A causa delle continue e dirotte piogge, veri nubifragi, che si ebbero nei giorni 9-10-11-12-13 settembre, una grande quantità d'acqua cadde su tutto il bacino collettore del Guà. Paurose e disastrose furono le alluvioni degli anni 1896 e 1898, mentre erano in corso i lavori di deviazione del Guà a Cologna Veneta. Veramente tragica, poi, fu quella del 20 marzo 1901, tanto che a Cologna si pensò bene di deviarne il corso, più a nord e, l'antico alvero attualmente è la strada principale del paese:il Corso Guà.

Flaviana Baccan (continua)


Il fiume dai sei nomi (seconda parte) | Login/crea un profilo | 0 Commenti
I commenti sono di proprietÓ dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.

This theme compliments of Autothemes.com
Un altro progetto MAX s.o.s.
Crediti Powered by MDPro