Menu principale

On-line

Abbiamo
1 ospite e
0 utenti online

Sei un utente non registrato. Puoi fare il login qui o puoi registrarti cliccando qui.



Login utente
Utente
Password
* Codice di Sicurezza:

Ricordami

Non sei ancora registrato? Puoi farlo adesso!. Come utente registrato avrai diversi vantaggi come la gestione dei temi grafici, la possibilitÓ di inviare notizie e commenti.


Siti amici:
Il sito, in dialetto della Bassa Padovana, dell'amico Mestro Il sito del nostro locale preferito

Cerca con Google
Google

Ipotesi e opinioni : Come nasciamo? La nostra Associazione (terza parte)
Inviato da : Admin Giovedý, 12 Ottobre 2006 - 17:16
articoli pubblicati prima del 30/04/2007 Già dai tempi del corso una particolare situazione del nostro passato ci era sembrata a dir poco strana. Gli antichi signori della nostra valle, i marchesi d'Este, Taddeo e Bertoldo, erano morti senza eredi lasciando apparentemente le loro finanze nel disastro più assoluto. (continua)

Già dai tempi del corso una particolare situazione del nostro passato ci era sembrata a dir poco strana. Gli antichi signori della nostra valle, i marchesi d'Este, Taddeo e Bertoldo, erano morti senza eredi lasciando apparentemente le loro finanze nel disastro più assoluto. Praticamente erano andati in fallimento. Questo particolare istituto giuridico è nato molto più tardi per i mercanti, non certo per i guerrieri: sembrava quindi molto strano che i nostri marchesi, "senza arte né parte", si fossero dedicati solo a gozzovigliare e a sperperare le loro sostanze. In seguito ad una ricerca approfondita scoprimmo un'altra realtà. I nostri marchesi, ramo cadetto e sfortunato, della gloriosa casa d'Este, erano stati dei condottieri, o meglio, capitani di ventura al soldo di Venezia e, tra tutti gli uomini d'arme del tempo, se non i più famosi, sono stati certamente i più fedeli. La Serenissima li aveva sempre tenuti in alto pregio, onorati e ripagati con le terre della Bassa Padovana. Morti entrambi nel pieno di battaglie per la difesa della Serenissima, senza eredi, parte dei loro domini furono venduti per pagare debiti di guerra, ovvero per pagare gli stipendi ai soldati che avevano reclutato a proprie spese. Le gesta dei marchesi, padre e figlio si possono leggere sulla lapide, unico frammento superstite del monumento funebre presente in Este nella chiesa di San Francesco, attualmente nella sacrestia del Duomo di Santa Tecla. Altro punto dolente: un paio di cognomi "stranieri" e la diceria che vorrebbe i villici stanghellani "deportati" dall'Altipiano d'Asiago. In quello stesso anno 2002 le nostre vacanze furono dedicate alla caccia ai nostri progenitori e tornammo felici, ma con le pive nel sacco. I cognomi incriminati Verlich e Kempis non esistono e non sono mai esistiti sull'Altopiano, come confermarono eminenti studiosi di storia locale e, più banalmente, le PagineBianche. Il primo cognome Verlich, come ci confermano gli stessi discendenti è stato italianizzato durante il fascismo da Werlich ed infatti le due versioni sussistono ancora in Stanghella. E' un cognome austriaco e il suo proprietario fu costretto a metà dell'ottocento a scappare dal suo paese per non essere giustiziato dagli austro-ungarici. Il secondo cognome Kempis, ci hanno detto gli stessi interessati, è rintracciabile nelle Marche, forse di origine greca, o più verosimile cognome inventato per mascherare un'origine illegittima come "degli Esposti, degli Innocenti" ecc . I primi Kempis o Campis, dalle Marche si diressero nel Vicentino e da lì scesero in quel di Stanghella ed in Lombardia, ma solo all'inizio del secolo scorso. Il resto dei nostri cognomi, a parte le famiglie che per vari motivi si sono estinte o hanno variato il cognome, si riscontrano molto più nel Veronese che nel Vicentino. Questa è un'ulteriore prova che nessuno mai è stato deportato né dai Veneziani né tanto meno dai nuovi proprietari della zona i Pisani Moretta dal Banco, subentrati agli Estensi dal 1468 in avanti. Ulteriore prova di un improbabile sequestro è il beneficio concesso dalla Serenissima agli abitanti dei Sette Comuni dell'Altipiano di Asiago, comprendente esenzioni varie da tasse e balzelli. D'altronde la Dominante non era nuova a concedere simili benefici, se ne trova traccia pure negli Statuti di Cologna Veneta e di Este. Anche il nostro territorio godeva di simili esenzioni, tant'è vero che la diatriba sul contestato feudo estense (Corte Elisina) tra Pisani Moretta-Dal Banco e marchesi Manfredini si trascinò per molti secoli. Già i Manfredini, chi erano mai costoro? Al paese gli unici conosciuti sono un ingegnere e una famiglia di artigiani, che però non hanno alcun legame con i nostri nobili. E' sorprendente scoprire, da un approfondito libro sulle Ville Venete del Baldan, che la villa conosciuta da tutti come villa Centanini sia invece il palazzo o forse il castello che si può vedere in una carta del 1535 nella sala delle carte geografiche in Vaticano. La villa, che mostra ancora un'architettura molto più vecchia di quella conosciuta ufficialmente, apparteneva alla potente famiglia dei marchesi Manfredini di Rovigo. Frugando tra carte d'archivio si trovano almeno due notizie che ci possono interessare direttamente: Il capostipite, Manfredino vivente nel 1187 segue gli Estensi nel ritiro di Ancona. Da questo discendono i Manfredini di Concadirame, Conti e Marchesi, Nobili di Rovigo e Ferrara. Nel 1228 ottiene un feudo a cavallo dell'Adige dal Marchese Azzo VII d'Este. In questo feudo era compreso il villaggio di Santa Caterina. L'atto di donazione si può consultare presso l'Accademia dei Concordi di Rovigo o all'Archivio di Stato. Nel 1668 due fratelli Gian Battista e Giacomo Manfredini presentano, diremo oggi, una dichiarazione integrativa, sui redditi della villa in piazza a Stanghella. La denuncia è molto sobria "campi 39 bassi, con casa di muro, barchessa e casa del gastaldo" gergo tipico del padovano per indicare un fabbricato consistente. Altra traccia dei marchesi si riscontra in una seconda costruzione conosciuta come "Palazzon" oltre la ferrovia, un'altra sul bivio per Santa Maria d'Adige, ed infine una proprio a Santa Maria. Questi tre palazzi segnano praticamente i confini di quel territorio conosciuto ancora oggi col nome di Manfredina. E' da notare l'insistenza e la dovizia di particolari con cui questi nobili sostengono il loro lungo dominio su queste terre, evidentemente per ribadire che non appartenevano a nessun'altra nobile famiglia (i Pisani?). In particolare colpisce il nome dato all'estremo lembo orientale di questo territorio: campo di Santa Caterina. L'ubicazione sembra essere poco oltre l'odierna stazione ferroviaria, e dalle foto aeree si nota una traccia di strada che porta ad un sito che attualmente è un campo coltivato. Dall'alto vi sono segni di presenza umana antica del tutto analoghi a quelli notati in altre foto, dove poi si sono ritrovati reperti archeologici. Sarebbe bello potere un giorno effettuare un saggio di scavo per verificare la fondatezza di questa teoria. Tutto il 2003 e parte del 2004 furono dedicati ad approfondire e a cercare conferme a quanto andavamo scoprendo. Un bel libro di Tietto, dedicato ai casoni ci ha fatto cambiare idea sulla loro funzione e utilità. Purtroppo ci siamo convinti che molte delle nozioni apprese durante il corso erano infarcite e deviate da una certa ideologia ben radicata nel territorio. Quella domenica di agosto, quando giurai a me stessa che non avrei più rimesso piedi in quella stamberga, mi ero trascinata dietro un bagaglio ingombrante di assurdità e travisamenti che ancora adesso fatico a scrollarmi di dosso. I miei antenati, gli abitanti di Stanghella in senso lato, sarebbero stati dei poveri diavoli, sfruttati e vessati, sempre al limite della sussistenza...sussistenza che faceva rima con figliolanza esagerata. Si parlava di famiglie con 10-12 figli a testa, altissima mortalità e cibo scadente. Ancora una volta abbiamo dovuto ricrederci e scoprire un'altra realtà. A questo riguardo stiamo portando avanti una ricerca sui vecchi tomi parrocchiali e presto pubblicheremo una prima tranche di cognomi in quanto possono essere di interesse anche per i nostri connazionali emigrati all'estero, che mediante la Rete, possono ritrovare le proprie origini, se provengono da queste nostre terre. Da questi volumi risulta, almeno per i primi 40 anni, che solo due famiglie su circa 500 avevano più di quattro figli, che la mortalità infantile dichiarata,( non si possono certo conteggiare gli eventuali aborti!, era elevata. Nel primo libro dei defunti che copre un arco di circa vent'anni, abbiamo riscontrato che tra 0 e 2 anni ci sono 397 defunti, poi c'è un notevole calo che risale tra i 52 e i 70 = 92

anni di vita 0-2   3-6   7-14  15-25  26-30   31-50  52-70 72-97

morti         397    71     39      63       51         89      92       24

 

Flaviana Baccan 


Come nasciamo? La nostra Associazione (terza parte) | Login/crea un profilo | 0 Commenti
I commenti sono di proprietÓ dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.

This theme compliments of Autothemes.com
Un altro progetto MAX s.o.s.
Crediti Powered by MDPro