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Fiumi e acque : FOSSA LOVARA: PERCHE' ? (prima parte)
Inviato da : Admin Martedý, 06 Febbraio 2007 - 10:34
articoli pubblicati prima del 30/04/2007 In molti si sono chiesti il perché del nome di questo sito e penso sia giunto il momento di chiarire il mistero. Fossa Lovara è il nome... (continua)


In molti si sono chiesti il perché del nome di questo sito e penso sia giunto il momento di chiarire il mistero. Fossa Lovara è il nome con cui era conosciuto fino alla fine del 1700 il fiume che passa a nord di Stanghella. Era il fiume più importante e birichino della zona. Per saperne di più c'è un precedente articolo sempre in questo sito che spiega l'evoluzione e i vari cambiamenti che la nostra Fossa ha subito nei secoli. Che il nostro corso d'acqua origini dall'Agno o meglio sia l'Agno stesso, lo possiamo affermare sulla base della natura del terreno circostante. Dalla sorgente e oltre la confluenza con il Gorzone, il terreno è rossiccio e molto fertile. Alle sorgenti, sopra Recoaro, il terreno è dello stesso colore e geologi molto quotati hanno stabilito da tempo che l'altipiano di Asiago è di origine vulcanica. Il fiume di natura torrentizia, scorre impetuoso e trascina a valle molte scorie, che dilavano vaste zone, ricche di basalti e di tufi basaltici e rocce, ricche di anidride fosforica sotto forma di apatite. Le rotte, le tracimazioni e gli allagamenti, avvenuti nei secoli scorsi, in seguito alle piene dell'Agno-Guà, dovute alle piogge torrenziali, non si contano. Durante le piene, le acque depositavano sui terreni allagati un limo benefico, un letame in fondo che ricorda quello del Nilo. Per questo, anche oggi sono fertilissime le terre che furono soggette alle secolari alluvioni del fiume. Attualmente se si eseguono degli scavi o arature profonde, si evidenzia il colore rossastro delle terre fino a circa 2 metri di profondità, segue poi uno strato torboso e, infine uno argilloso o carantico. Torba ed argilla stanno ad indicare che il terreno era sede di un lago o comunque di zona umida, mentre il caranto non è altro che concrezione di salgemma, indice che in antico lì era presente il mare. La pianura che si estende tra i Colli Euganei e l'Adige, si è formata non tanto dall'accumulo delle scorie e dei detriti dell'Adige, (ricordiamo che la sabbia dell'Adige è grigia e "brucia" i terreni) ma dalle rocce vulcaniche dei Colli Euganei, antichissimi vulcani con l'apporto delle acque dell'Agno. Il fiume era presente anche nella preistoria e, in zona Selva di Stanghella, a circa 200 metri, oltre il ponte sulla ferrovia, raggiungibile lungo la strada che costeggia l'argine sinistro del Gorzone, in direzione Granze, è stata ritrovata una necropoli ascrivibile all'età del Bronzo recente. Il ritrovamento, fortuito, si ebbe in seguito a lavori di escavazione dell'alveo del Gorzone nel lontano 1965. I corpi si trovavano a livello dello strato torboso, sei metri al di sotto del piano campagna, ma non è possibile fare un confronto con il terreno circostante, perché il terreno degli argini è di riporto e quindi contaminato. Gli argini originali, tratti di essi, si possono riconoscere nelle strade che costeggiano il fiume e in alcuni viottoli di campagna, sempre adiacenti alle sponde. Quelli attuali sono il risultato dell'ultimo innalzamento eseguito nel 1931. Il ritrovamento della necropoli che avrebbe potuto segnare un notevole interesse per l'area e per il paese, è invece rimasta un fatto nascosto o comunque limitato alla ristretta cerchia dei cosiddetti esperti. Prova ne sia che gli scheletri sono spariti o comunque non esposti in nessun museo. Leggenda vuole che siano stati portati in un primo momento al Museo Nazionale di Este, poi a Venezia ed infine alcuni, si trovino chiusi in un armadio del Museo dei Villaggi scomparsi a Villa Estense. Flaviana Baccan (fine prima parte)

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