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Storia : 25 NOVEMBRE: UNA FESTA DI S.CATERINA PER STANGHELLA
Inviato da : Admin Mercoledý, 07 Novembre 2007 - 13:53
Articoli pubblicati dopo l'8 maggio 2007 Come ogni anno la nostra Associazione vuole rendere omaggio alla Patrona dell'Associazione stessa e del paese di Stanghella.

Come ogni anno la nostra Associazione vuole rendere omaggio alla Patrona dell'Associazione stessa e del paese di Stanghella. Ricordiamo ai distratti che un tempo Stanghella si chiamava Santa Caterina e un piccolo ricordo delle sue antiche radici si può vedere sullo stemma del comune. Infatti nella parte bassa dello stemma dorata in campo rosso, c'è una ruota dentata, senza alcun riferimento ai mulini che una volta potevano essere stati sul canale Gorzone  

 

Descrizione Araldica dello Stemma del Comune di Stanghella :

 

Di verde al palo ondato d'argento, con la fascia di rosso attraversante;

alla punta di rosso caricata di una ruota di Santa Caterina, d'oro.

Ornamenti esteriori da Comune

Blasonatura del Gonfalone

Drappo troncato di rosso e di bianco

 

Caratteristiche Stemma:

Colori: Argento, Oro, Rosso, Verde

Le osservazioni che possiamo trarne sono :

  • I colori dello stemma sono gli stessi rosso e verde della veste di Santa Caterina
  • La ruota dentata è un chiaro riferimento sia al nome del villaggio scomparso che del martirio della Santa
  • Il palo ondato d'argento è stato riferito al fiume, ma non tanto il Gorzone, quanto all'antico corso d'acqua medievale conosciuto come Fossa Lovara

Già da queste brevi considerazioni possiamo ricavare alcune notizie utili per rispolverare le antiche radici.

Caterina d'Alessandria d'Egitto è una santa un po' particolare. La sua storia potete leggerla su questo sito. Per i più pigri ecco un breve riassunto: Caterina, principessa giovane, bella e colta si converte al cristianesimo. Nel 306 d. C. l'imperatore Massimino arriva ad Alessandria e costringe tutti gli abitanti a sacrificare agli dei. Chi non lo fa sarà messo a morte. Saputa la notizia, Caterina si presenta all'imperatore e lo sfida a dimostrare la superiorità degli idoli nei confronti del suo Dio. Si accende una disputa che vede impegnati i più rinomati filosofi del tempo. Conquistati dalla sapienza della giovane, i saggi dell'imperatore si convertono e vengono messi a morte. L'imperatore stesso colpito dalla bellezza della giovane vorrebbe sposarla, ma avutone un rifiuto, la condanna prima alla fustigazione e poi al supplizio delle ruote. Durante la carcerazione, Caterina viene nutrita e curata dagli Angeli. Gli stessi Angeli la salvano dalle ruote e, dopo la sua morte, viene decapitata, ne trasportano il corpo sul Sinai. Ai piedi del monte, esiste ancora un monastero a lei dedicato, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo.

Il culto di Caterina si espande in tutto l'occidente dal VI secolo d.C. fino a metà del 1900. Nel 1969, una riforma del Calendario dei Santi, la declassa a figura quasi leggendaria, giustificata dalla mancanza di documenti certi. La stessa cosa non è invece avvenuta per la Maddalena (tanto per capirci la protagonista non tanto occulta del Codice da Vinci). Questo diverso trattamento rafforza l'ipotesi che una figura come la nostra Patrona, sia stata vista come scomoda. Non dimentichiamo che alla fine degli anni  60, aveva molto successo il movimento femminista e Caterina, in un mondo prettamente maschilista, può benissimo essere considerata una femminista ante-litteram.

La figura di Caterina ha avuto certamente un grande seguito per la sua singolarità e anticonformismo: presenta infatti una donna di grande intelligenza, riscattando da un pregiudizio millenario le donne che sono state considerate a lungo incapaci di lavoro mentale, di cultura, se non addirittura meno dotate di capacità mentale rispetto all'uomo. Rappresenta  la donna coraggiosa e intrepida, capace di opporsi alla forza con la determinazione della sua fede e il suo sapere. Propone infine una donna autonoma, che ha a disposizione la sua vita,                  le sue sostanze che impiega nella ricerca della verità, di Dio e della libertà, nonché della salvezza altrui.

Se vi si  aggiunge la ricchezza delle vesti, la bellezza femminile, la forza del carattere, abbiamo qui certamente l'immagine di un'eroina da leggenda o da favola, ma quale modello di dolcezza e di fiducia, di stimolo per la donna, abbassata da secolari pregiudizi a opere solo servili, a vedersi e considerarsi come la religione cristiana vede gli esseri  umani: tutti uguali e con uguali diritti. Stupisce quindi che la filologia abbia abbattuto il simbolo, togliendo dal culto universale della Chiesa proprio nei nostri giorni una figura  di tale valenza e di tale modernità. Speriamo che sia avvenuto perché ormai non ce n'è più bisogno; ma il fascino della  principessa sapiente continua ad avere lo stesso fascino della Regina di Saba, della dotta e pagana Ipazia, linciata dalla folla nel 415, proprio ad Alessandria.

La sua festa cade il 25 Novembre e molti paesi che la venerano come patrona, la festeggiano degnamente.

Da noi, con la scusa che a novembre fa freddo, o comunque non è certo il periodo più adatto per feste all'aperto, il giorno della patrona passa sotto una colpevole indifferenza. Certo la sagra della Madonna del Carmine, al 16 luglio, si presta meglio a uscire di casa, organizzare feste, chiacchierare davanti a un gelato...

Se dovessimo attenerci a queste regole, tutti i paesi e le città che hanno un Santo Patrono celebrato in un periodo freddo dell'anno, non dovrebbero fare nulla!

Anche questa trascuratezza è un brutto indizio di perdita delle nostre radici.

 

Le protezioni

  Nell'iconografia Caterina ha diversi attributi, che sono: la ruota dentata, il libro che tiene in mano, su cui talvolta è scritto: Ego me Christo sponsam tradidi (mi sono data sposa a  Cristo), la spada con la quale fu decapitata, l'anello delle sue nozze mistiche, la corona di principessa o anche di regina, la palma del martirio, il globo del firmamento o altri strumenti scientifici che indicano la sua sapienza.

 Per il supplizio della ruota Santa Caterina protegge coloro che praticano quelle attività che hanno a che fare con ruote, congegni, ingranaggi.

 Mugnai.                   Carrozzieri.

Filatrici.                   Arrotini.

Tornitori.                   Vasai.

 

 Per essere vissuta sola e indipendente protegge le donne che vivono sole e del proprio lavoro e in particolare:

      Sarte e sartine.

      Crestaie.                   Caterinette.

        Domestiche.

Per essere devote alla loro patrona Santa Caterina d'Alessandria furono dette caterinette le sartine e le  crestaie. Questa era un tempo una categoria ben definita e era  costituita da donne che provvedevano direttamente al proprio mantenimento col lavoro. Spesso vivevano sole, ovvero avevano  tale attività proprio perché non si sposavano.

Per il matrimonio con Cristo protegge:

Donne nubili. Giovani che cercano marito.

Per la sua grande dottrina per cui viene raffigurata con in  mano un libro protegge:

Università.                   Scuole superiori.

Biblioteche e bibliotecari.

Studenti.                   Insegnanti.

Filosofi.                   Giuristi.

Per il taglio della testa dalla cui ferita sgorgò latte invece di sangue, protegge:

 Balie.                 Puerpere e allattanti.

 Sofferenti d'emicrania.

Per l'assistenza avuta dalla colomba in prigione protegge gli  avicultori e quindi i prigionieri.

Inoltre a lei si raccomandano barbieri e naufraghi, vermicellari (fabbricanti e                   venditori di pasta),linaioli, canepari (lavoranti della canapa), funai.

 

                  I proverbi

 

 Caterina è presente nella tempimensura tradizionale come punto di riferimento della variazione stagionale, segnando un po'  l'inizio dell'inverno climatico. La sua vecchia festività  portava il freddo e da lì in poi non ci si poteva illudere, anche se era concessa l'ultima bella giornata serena. Di conseguenza era il momento di riattivare i sistemi di  riscaldamento: camini, caminetti, bracieri, caldani, perché da un momento all'altro può arrivare la brina, la neve, la tramontana. Le giornate sono sensibilmente più corte e  comincia la raccolta delle olive.

Un tempo si mettevano a  ingrassare le oche.

S. Caterina  tira fuori la fascina.

La festa è il 25 novembre. Il freddo non si vince che col  fuoco. La fascina è il fastello di legna leggera: rami spogli di piante e arbusti di bosco che servono per avviare il fuoco oppure per fare una bella fiammata.

Per S. Caterina  o neve o brina.

Per Santa Caterina   manicotto e cassettina.

Il manicotto è una sorta di tubo ovattato o di pelliccia nel quale s'infilavano le mani per tenerle calde durante la  stagione fredda; la cassettina, col manico, fatta di metallo  (ottone), conteneva brace ardente, coperta di cenere ed era usata dalle donne per scaldarsi, sedendo in casa a lavorare.

Per S. Caterina la neve alla collina.  Non più sul monte, ma è scesa anche a basso.

Santa Caterina è vestita di bianco. Di solito si affaccia la  neve.

Santa Caterina  la neve s'avvicina.

Per Santa Caterina  si coglie l'oliva.

Novembre e dicembre sono i mesi della raccolta delle olive.

Per Santa Caterina  le giornate s'accorciano d'un passo di gallina.

Si riduce il tempo del dì rispetto a quello della notte e il giorno di Santa Caterina registrerebbe un'ulteriore piccola riduzione del periodo di luce. Un passo di gallina indica un frammento brevissimo di tempo.

Per Santa Caterina le bestie alla cascina.

Rientrano le bestie dai pascoli e rimangono nella stalla.

Come Caterina caterineggia  Natale nataleggia.

La festa cade esattamente un mese prima di Natale. Si pensa che il tempo che fa in tale giorno per la festa della Santa, fa anche nel giorno di Natale. I verbi sono formati sui  sostantivi, come fanno spesso i proverbi.

L'estate di Santa Caterina dura dalla sera alla mattina.

Si vuole che intorno a questo giorno la Santa mandi una giornata di sereno e di aria tiepida prima dei rigori invernali. Un fenomeno quello che si vuole per San Martino, ma  meno vistoso.

Chi vuole un'oca fina la metta a ingrassare a Santa Caterina.

 Si usava mettere all'ingrasso intensivo fin da questo periodo le oche per salarle a S. Lucia (13 dicembre), e anche averle pronte alle feste natalizie.

Dopo  questa ampia carrellata dire che non si possa fare nulla per festeggiare degnamente la nostra Patrona mi sembra azzardato. Proprio così: vogliamo suggerire a chi di dovere di prendere in considerazione questo periodo dell'anno che ricordiamo è pur sempre un mese prima di Natale! Le possibilità spaziano da settimane culturali a feste pagane, si possono coinvolgere persone di tutte le età ed estrazione sociale.

Un esempio: i falò per contrastare le tenebre invernali e, sotto sotto, gli spiriti maligni. Invece della tradizionale polenta e salsiccia, si potrebbe accompagnare la festa con il vino nuovo e qualche prodotto a base di oca, i bigoli o i vermicelli con ragù di oca appunto ed una manciata di olive. Visto che siamo in periodo invernale, non sarebbe sgradito neppure il torrone o le mandorle. D'accordo non si può stare tanto fuori, ma una giornatina di sole si trova sempre per assistere che so?, ad una corsa delle oche, al loro palio, sai quanto si divertirebbero i bimbi? E per finire, copiando la manifestazione di Granze, una Passio sulla vicenda della nostra Santa. E chi più ne ha..


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