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Dopo la serie dei parroci, torniamo alla nostra storia. Abbiamo detto che nel 1468 i Pisani si erano aggiudicati all'asta un territorio alquanto esteso, compresa una parte del nostro paese. Per più di cento anni ci hanno lasciato nel dimenticatoio, poi, improvvisamente... ![]()
...nel 1592 ecco la necessità impellente di chiedere alla Diocesi il permesso di edificare una chiesa. Quanto si può conoscere dalle ricerche eseguite da Domenico Centanini, nel lontano 1931. Il 13 gennaio 1592 venne pertanto emanato dalla Curia Vescovile di Padova il seguente decreto, che riferisco tradotto: « Possedendo il Sig. C. Luigi Pisani fu Marc'Antonio nella Villa di Stanghella molti campi e terre, che, stante la sua industria e grande dispendio, vanno di giorno in giorno migliorando, ne deriva colà un aumento di popolazione, che, distante da chiese, manca di assistenza religiosa, ed a causa delle strade fangose solo con grande difficoltà può recarsi d'inverno ad ascoltare la messa, restando ancor privi gli infermi dei conforti religiosi. Il sig. C. Pisani pertanto mosso da devozione e da caritatevole zelo, e desiderando l'accrescimento del divin culto, si dichiara disposto di far ivi costruire per comodo degli abitanti e per altri ragionevoli motivi e specialmente in ossequio alle disposizioni dei Sacri canoni e del Con. Tridentino, una chiesa Parrocchiale sotto l'invocazione di S. Catterina V. M. Perciò in data 13 gennaio 1592 egli inoltrò all'ill.mo e Rev.mo Mons. Luigi Cornelio Vescovo di Padova un'istanza offrendosi di dotare la costruenda chiesa e di erigere insieme la casa canonica e di fare quanto piacerà e parrà opportuno al Vescovo...». L'istanza al Vescovo del Co. Pisani. Ed ecco l'istanza del conte sig. Luigi Pisani in data 13 gennaio 1592 al Vescovo di Padova. Ill.mo e Rev.mo Mons. Luigi Cornelio. « Desiderando io Alvise Pisani fu Marc'Antonio per zelo, ed accrescimento del culto divino far fabbricare una chiesa in Villa di Stanghella, si per lo incomodo che ricevono quegli abitanti dalla lontananza di chiese, come per le strade pessime che il più dell'anno fanno, quali causano che la maggior parte di quel popolo non vanno alli Santi Uffici, oltre l'incomodo e gravezza che ricevono da un passo posto ad uno degli doi canali che attraversa essi nostri luoghi, quali per il taglio del Gorzon, con infinita spesa di casa nostra, si vanno alla giornata riducendo; le quali incomodità causano che molti infermi, ed in particolare, li poveri, molte volte moiono senza poter ricevere li Sacramenti, offerendomi dotare essa chiesa come ordinerà V. S. R.., perché così in ciò, come intorno alla fabbrica, eseguirò quel tanto che da Lei sarà ordinato, non avendo io altro fine, se non che quelli poveri, quali sono sottoposti alla perdita dei loro raccolti per causa delle acque, non siano anco privi del governo delle anime loro, essendo io certo che tal comodità farà il luogo più abitabile, provandosi ora grandissima penuria di trovare abitatori per incomodità della Chiesa; e tanto più di ciò ardentemente La supplico, quanto che tal dimanda è conforme alle disposizioni dei Sacri canoni e del Concilio di Trento, i quali dispongono che per la distanza dei Parrocchiani si facciano nuove chiese con altre circostanze qualmente in essi si contiene...». Come facilmente rilevasi dal surriferito testo, il Pisani non aveva il solo scopo « che quelli poveri non fossero privi del governo delle anime loro», ma quello anche di ovviare alla « penuria di trovare abitatori». Cosicché si può concludere che se la nuova chiesa offriva modo agli abitanti di avere i conforti spirituali, incoraggiava altri a piantarsi qui per valorizzare queste terre. In seguito alla istanza del Pisani, il Vescovo nella stessa data 13-1-1592 decretava quanto segue: « L'Ill.mo e Rev.mo sig. Giuliano Urbano Canonico e Vicario Generale diligentemente s'informi su quanto sopra, ed affinché più facilmente, possa assumere informazioni, si porti sopra luogo, ed esaminato tutto, ne faccia a Noi relazione, affinché possiamo essere in grado di decretare quanto sarà giusto e conveniente». Il sopralluogo avvenne il 24 agosto 1592 e l'atto costitutivo del Beneficio fu steso il 15 Novembre 1592. Ecco l'atto costitutivo della Parrocchia e Beneficio di Stanghella tradotto in italiano: «L'Ill.mo e Rev.mo D. Giulio Urbano Can. Proton. Ap., e Vicario Gen. della Diocesi di Padova, in esecuzione del soprascritto Decreto Vesc. e ad istanza dell'Ill.mo sig. Luigi Pisani. essendosi recato sopralluogo con il R. D. Luigi Da Ponte Primicerio, Alessandro Ierolmic e Sebastiano Podio canonici della Cattedrale di Padova e con me infrascritto Notaio in data 24 agosto 1593 per assumere esatte informazioni, fece ricerche su quanto fu esposto nell'istanza e passò all'esame di testi giurati, e cerzioratosi sia dall'esame dei testi, come da constatazione fatta de visu, che quanto è esposto nell'istanza risponde a verità, e che l'erezione della nuova Parrocchia sarebbe di massimo giovamento alle anime e al divin culto, secondo il consiglio degli stessi Reverendi scielse il sito della Chiesa e la segnò in lunghezza e larghezza, così pure, la costruenda casa Canonica, ed il tutto ne riferì a mons. Vescovo. Il quale Ill.mo e Rev.mo Mons. Vescovo, intesa la relazione fattagli da .Mons. Vicario Gen., con la sua autorità approvò e ratificò quanto finora fu fatto e disposto nella presente faccenda. Decretò inoltre che la chiesa progettata, quando sia costruita, si elevi a Parrocchiale, sotto il titolo di S. Caterina, con reale dotazione ed assegnazione di cento annui ducati, in ragione di libre 6.4 per ducato, pel sostentamento del Rettore, e con la promessa in perpetuo futuro di provvedere alla necessaria manutenzione della fabbrica della chiesa e della casa canonica, come pure di provvedere agli arredi e paramenti sacri. Agli stessi Conti Pisani poi, ai loro eredi e successori riservò e riserva il giuspatronato e il diritto di presentare per la detta chiesa, quanto essa rendasi vacante, una persona idonea da istituirsi poi dal Vescovo di Padova o dal suo Vicario Gen., fatta prima obbligazione su tutti e singoli gli oneri di cui sopra, siccome consta dagli atti di me Notaio in data 29 agosto 1592. In esecuzione pertanto di quanto sopra e per vincolare le promesse, in questo giorno di lunedì quindici Novembre 1592 - Indizione Sesta - si è presentato al sopraddetto Mons. Giulio Urbano Vic. Gen. ed ai testimoni ed a me infrascritto Notaio, nel Palazzo Vescovile di Padova, nella camera di residenza e udienza del predetto Rev.mo Vicario Gen. il soprascritto sig. Luigi Pisani, il quale, agendo in suo nome e dei Conti F.lli, dotò la predetta chiesa di Stanghella, della Diocesi di Padova , in questo modo, cioè : Di circa tre campi contigui alla predetta chiesa: di cento ducati aurei, in ragione di libre 6.4 per ducato, da darsi ogni anno al Rettore della chiesa, computato in questa somma tutto ciò che verrà pagato dai lavoratori dei detti Conti della detta Villa di Stanghella in danaro contante secondo la quota da fissarsi. Assicura sul suo nome e su tutti i beni presenti e futuri che il detto Rettore avrà ogni anno, come sopra, i cento ducati, che curerà la manutenzione della detta chiesa e che la fornirà di sacre suppellettili ogni qualvolta sia necessario. Il Rev. Mons. Vicario Gen. predetto accettò la dote ed assegno soprascritti e li approvò con la sua autorità e con decreto. Questi atti furono fatti a Padova nel luogo e giorno sopradetti, presenti i testi Sac. Filippo Urbano, l'Arciprete della Collegiata di San Martino di Piove di Sacco e Francesco Mazza, domiciliato in Padova in Via S. Matteo. E perché io Marc'Antonio Selavo. pubblico notaio di Padova e scrivano nella Curia Vescovile, fui presente. giusta richiesta scrissi e pubblicai quanto sopra. Perciò questo pubblico istrumento, steso da mio figlio sig. Nicola Notaio, ho sottoscritto e l'ho munito del mio sigillo di tabellionato . Flaviana (continua)...
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