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Storia : Aspettando il film... la storia della parrocchia di Stanghella (sesta parte)
Inviato da : flaviana Sabato, 04 Ottobre 2008 - 22:12
Articoli pubblicati dopo l'8 maggio 2007  

 

C'è chi va in ferie nei mesi più caldi e chi in quelli più tiepidi. Io appartengo alla seconda e molto meno folta schiera, ma non per questo mi sono scordata di voi, fedeli visitatori di questo sito.



 

Ci siamo lasciati circa un mese fa con la descrizione degli altari della nostra chiesa, nella visita pastorale del 1645. Parroco don Bartolomeo Mantovano.

Qui di seguito ci sono le pagine originali dei libri parrocchiali di quell'anno. La trascrizione è nella puntata precedente. Manca quella riguardante il libro dei defunti visto che ci sono rimasti quelli dal 1657 in avanti. Potete cliccare su di esse e si aprirà una nuova finestra con l'ingrandimento. Facciamo un salto di sette anni e arriviamo al 1652, una data importante per la nostra storia.

 

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Sono quindi trascorsi 60 anni dalla fondazione della parrocchia (1594) e di curato in curato, (sette) arriviamo appunto al 1652. Le due visite pastorali, (1619 e 1645) non si sono certo rivelate soddisfacenti. E' triste leggere come una chiesa nuova possa essere lasciata andare in malora per incuria dei patroni o per inadeguatezza dei presbiteri. La chiesa è ancora senza vetri alle finestre, si è iniziato da poco a tenere in ordine i libri parrocchiali, la tanto decantata migrazione dall'Altopiano dei nostri "storici" ufficiali di Stanghella, non si è vista e la possidenza Pisani è tale solo sulla carta. Gli abitanti del nostro piccolo villaggio (770 anime circa) sembrano indifferenti ai progetti che i patroni hanno su di loro. La chiesa sorge isolata nella campagna e le uniche abitazioni presenti sono quelle del beneficio, la canonica vecchia e...si, anche se sembra incredibile, vicino alla chiesa c'è un palazzetto con tanto di brolo, portico, corte e porteghetto. Questa costruzione ancora presente si trova a sud dell'attuale canonica ed è prospiciente alla piazza.

Torniamo alla nostra storia e vediamo di capire che gente erano i nostri antenati.

Spulciando i libri dei battesimi e dei matrimoni, s'incontra una realtà diversa da quella che abbiamo finora sentito raccontare. Le famiglie non avevano molti figli. Se ne trovano solo 2 con un numero superiore a 8, tutte le altre si fermano a cinque o sei, anche considerando tutti i neonati sopravvissuti solo poche ore o minuti. La mortalità infantile era elevata, dato indiscutibile, ma bisogna tener conto della generale situazione igienico-sanitaria, alquanto precaria. Ci sono dei casi di morte di madre e figlio (probabilmente per setticemia), ma anche di morte in età avanzata tra cui quello di un centenario. Zuane Cebin fu Alessandrin deceduto il 12/10/1658 e seppellito il giorno dopo da don Francesco Vagente. Altri 44 defunti variano tra i 97 e i 70 anni e 214 su 892 visionati superano l'età media dei 35 anni.

Per quanto riguarda i battezzati nei primi sette anni rilevabili essi sono 409, mentre i matrimoni solo 52.

I cognomi che incontriamo sono rimasti pressoché gli stessi che possiamo leggere ancora oggi sull'elenco telefonico o sui campanelli delle case con piccole varianti di scrittura. Zebin/Zibin/ Cibin/Cebin. Sangerolamo/Zangerolamo/Zangerolami, Fraresato/Ferraresato (questi però completamente scomparsi), Manfardin/Manfredini,/Manferdin, Massaro, Maziero, Masiero, Chioetto, Cavallaro, Caobianco/Capobianco, Caldai/Caldon, Pavan, Baccan, Cecchinello/ Cechinello ecc. Altri si sono estinti oppure trasferiti, ma la maggior parte sono arrivati a noi.

Come e dove vivevano?

Riporto per curiosità quanto scritto da uno storico..." le casupole erano ovviamente di legno con tetto di paglia, raggruppate attorno all'unica costruzione in muratura, la piccola chiesa." Spicca quell'ovviamente, ma cosa ci sarebbe di tanto ovvio? Facciamo un piccolo ragionamento per evidenziarne l'assurdità .

Per edificare una casupola di legno, occorre la materia prima e cioè il legno per ricavare delle assi o, se vogliamo giocare ai pionieri del West, dei tronchi. In ogni caso dovevamo avere delle foreste assai estese e non ci sarebbe stato spazio per i campi.

Nonostante il tentativo dei Pisani di avere anche in Stanghella, la stessa situazione di altri paesi e cioè una chiesa con attorno gruppi di case, le nostre famiglie erano rimaste lungo il corso dell'antico fiume Fossa Lovara ora Gorzone raggruppate nelle varie località come Cantonazzo, le Prese, Peagna, Correzo, Gallinaro e altre. Le loro abitazioni erano semplici, i cosiddetti "casoni" o "casali", tipiche costruzioni del tempo.

Lasciatemi spendere due parole su queste costruzioni bistrattate.

 

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Leggiamo la descrizione che ne fa Paolo Tieto nel suo bellissimo libro " I casoni Veneti" ed. Panda 1999

 

"C'erano un tempo in gran numero, nella fascia di terra dell'arco lagunare veneto e soprattutto nelle campagne del Basso Brenta, strane abitazioni dalle basse sagome a pianta quadrangolare e dai tetti estremamente aguzzi: erano i casoni, le dimore d'una popolazione generalmente dedita alla coltivazione dei campi o ad altre occupazioni ugualmente inerenti all'attività agricola. Disseminati qua e là, mimetizzati quasi nei colori della campagna, non davano sull'istante l'impressione di civili abitazioni, mentre invece al loro interno vivevano famiglie, nuclei di persone spesso anche molto numerosi....queste originali costruzioni ripropongono con la loro funzionalità, i loro felici accorgimenti architettonici, gli stessi materiali impiegati, la necessità di concepire la casa in funzione delle attività e della vita di chi l'abita, armonizzata con l'ambiente in cui s'inquadra..."

Dispiace notare che la nostra zona non è contemplata nell'esame che ne fa l'autore, ma da altri documenti, carte dell'epoca, si può vedere che la maggior parte delle nostre case erano di mattoni e il tetto o di paglia o di canne palustri. La distinzione fra benestanti e meno abbienti era molto semplice. I primi costruivano le loro case con mattoni cotti nelle fornaci e le ricoprivano con canne palustri, i secondi con mattoni seccati al sole e tetto di paglia. In qualche testo si parla di costruzioni su terreni demaniali, senza pensare che il demanio non era ancora stato istituito, essendo una creazione degli Stati post-napoleonici. Queste abitazioni erano per lo più a pianta rettangolare, ad un solo piano, con un lungo e stretto corridoio che divideva due o quattro stanze, separate tra loro da pareti di graticci strettamente intrecciati, rivestiti di argilla e intonacati di bianco. Le finestre erano strette e piccole per assolvere al meglio alla duplice funzione di proteggere dal freddo d'inverno e dal caldo d'estate. C'era un piccolo portico per svolgere le faccende al riparo dalle intemperie o dalla canicola. Sopra il portico a volte c'era un'apertura (teza), l'abbaino cui si accedeva tramite una scala a pioli e serviva da deposito per il fieno. Erano orientate a sud e su questo lato si apriva la cucina. Particolare curioso, il focolare con la canna fumaria fu introdotto nel Veneto al tempo dei Carraresi. Queste appendici alte e curiose erano gli elementi distintivi di ciascun casone.

Arrivederci alla prossima puntata!

 

Flaviana


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