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Ipotesi e opinioni : La storia ritrovata
Inviato da : Admin Lunedý, 27 Ottobre 2008 - 20:54
Articoli pubblicati dopo l'8 maggio 2007 Venerdì 24 ottobre sarà una data da ricordare e segnare in rosso sul calendario. Finalmente dopo anni di studi, speranze ad oltranza, alti e bassi, qualcosa si è smosso nella sonnolenta Stanghella e la sottoscritta si è presa una piccola soddisfazione...

Venerdì 24 ottobre sarà una data da ricordare e segnare in rosso sul calendario. Finalmente dopo anni di studi, speranze ad oltranza, alti e bassi, qualcosa si è smosso nella sonnolenta Stanghella e la sottoscritta si è presa una piccola soddisfazione. Dire in pubblico la propria versione della storia del paese. La vera storia. A dire il vero la serata era dedicata ad una giovane promessa dell’architettura, Giulia Barollo, ma ristrutturare un edificio senza conoscerne la storia è come costruire una casa senza fare alcun calcolo. Penso che l’impatto più amaro da digerire sia stato il resoconto delle scoperte fatte preso i vari archivi che dimostrano in modo inoppugnabile la vera età della villa Manfredini- Centanini, o meglio Manfredini -Pisani- Centanini. Quelle che fino a ieri sembravano oserei dire “farneticazioni” della sottoscritta, si sono rivelate certezze pienamente documentate. Certo il breve tempo a disposizione non mi ha consentito di spiegare esaurientemente quanto trovato, ma per fortuna c’è un sito dove posso sbizzarrirmi senza limiti di tempo e spazio. Fatta la doverosa premessa, entriamo nel vivo di questo argomento.

 

Si dice che quando si vuole nascondere qualcosa, basta metterla in bella evidenza e nessuno se ne accorgerà. Così è stato per la nostra villa. E’ sempre stata lì, è il simbolo stesso del paese, ma non è tenuta in nessuna considerazione. Rileggiamo insieme quanto scritto dallo “storico ufficiale” del paese :

 

L’attuale casa canonica era indicata con ‘casa domenicale con brolo’; la costruzione che ospita la Cassa di risparmio fungeva da granaio e da deposito attrezzi dei Pisani; la grande barchessa è stata distrutta nei primi anni del Novecento; probabilmente un po’ più tarda è la cosiddetta Villa Salotto. Si può così affermare che tutte le altre costruzioni civili del nucleo di Stanghella, compresa la Villa Centanini sono Otto-Novecentesche. “

 

 

Non si riesce capire a quale periodo si riferisca, ma in ogni caso la verità è un’altra.

La casa canonica è sempre stata definita casa canonica ed è del XVIII secolo come si legge nella visita pastorale del 1702. Sempre nella stessa visita si fa cenno ad un casale che è regalato al parroco dopo che i patroni hanno comperato il palazzo. Da notare la frase “…doppo la comprada fatta del palazzo. ” Il parroco del tempo, don Pietro de Rossi non trova necessario spiegare di quale palazzo si tratti, perché senz’altro in Stanghella ce n’era solo uno.

La Cassa di risparmio occupa parte di un fabbricato di appartenenza ai Pisani, come attesta anche lo stemma presente sulla facciata sud. Molto rimaneggiata, è stata semidistrutta durante la seconda guerra, per cui non possiamo dire con esattezza quando sia stata costruita. Di certo dopo il 1900, visto che fino ad allora c’era la grande barchessa che occupava lo spazio tra via Nazionale e via Verdi, arrivando fin quasi all’attuale campo sportivo.

La grande barchessa più che distrutta è stata smantellata e il materiale è stato usato per costruire case nel Polesine

Villa Pisani - Corsale- Salotto è del XVIII secolo come la canonica, ascrivibile a circa la metà del 700. Infatti nel 1807 quando Napoleone si fermò dai Pisani, era per definire la vendita della grande villa di Stra’ che si tenne proprio in quell’anno. Non si capisce quel “probabilmente un po’ più tarda è la cosiddetta Villa Salotto” a quale periodo si riferisca.

E veniamo finalmente alla nostra villa che viene ritenuta non più vecchia di 100-200 anni.

Andando per archivi ho trovato materiale molto interessante.

  1. La prima investitura da parte di Azzo VII a Manfredino figlio di Alberto Turco conte di Rovigo

  2. altre investiture a conferma della prima

  3. la contesa tra i Manfredini e i Pisani che si è trascinata per secoli, praticamente fino all’estinzione delle due famiglie

  4. una polizza del 1668 dove si denunciano 307 campi posti nella villa della Stanghella, compresa una casa di una certa consistenza se ha la barchessa, casoni di paglia per i fattori e una corte

  5. una seconda polizza del 1711 dove si parla di un palazzino sulla riva del Canal Bianco (cioè il santa Caterina)

  6. il resoconto da inviare al vescovo Barbarigo del rettore di Stanghella nel 1702 don Pietro de Rossi in cui si parla come scritto sopra di un palazzo. Da notare che lo stesso Barbarigo ha dormito in villa

 

Venerdì sera è venuta a galla una nuova realtà che fa a pugni con quanto esposto nel trafiletto in corsivo ed ecco qui, per amore della verità, il completo resoconto.

Siamo nel 1228. Il Veneto, o meglio la Marca Trevigiana, come veniva chiamato allora, è sotto l’incubo della famiglia dei da Romano. Ezzelino è il crudele signore di Padova che non esita a giustiziare anche cadaveri pur di avere la sua vendetta. Questa però è un’altra storia che vi racconterò più avanti. I signori d’Este cominciano a guardare a Ferrara, sede molto più prestigiosa della piccola città veneta e meno esposta ai capricci dei signorotti locali. Azzo VII marchese estense, riesce a tenere il piede in due staffe, ovvero è in buoni rapporti sia con l’imperatore Federico II che con papa Gregorio IX. Il primo confermerà a più riprese il territorio avuto in eredità dal capostipite della casata Alberto Azzo II, il secondo lo nominerà suo Vicario e lo investirà del ducato di Ancona. Al momento l’Estense è lontano da Ferrara causa una congiura che ha messo al potere la famiglia ghibellina dei Salinguerra. Assieme ad Azzo, nelle Marche, ci sono vari nobili ferraresi e no, suoi alleati e, in particolare un certo Manfredino figlio di Alberto Turco. Questi è stato sempre fedele alla casa d’Este e quindi per ripagarlo adeguatamente Azzo gli offre un feudo posto a cavallo dell’Adige, dopo averne cacciato un tal Carnevaro o Cannevano che ha tradito il marchese stesso. Il feudo di cui Manfredino o Manfardino si trova ad essere marchese è alquanto esteso. I suoi confini vanno dal Castagnaro a Cavarzere di qua e di là dell’Adige. Concadirame su entrambe le sponde, una parte del polesine di Rovigo e un’ampia zona nella valle di Solesino. Lo stemma della famiglia è d'oro al leone di nero.

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 E il motto : MANFREDINA DOMUS NIGRO DECORATA LEONE VIVAT USQUE LEO TOTUM CIRCUMIERIT ORBEM che tradotto suona così : (La Casa dei Manfredini decorata con un nero leone viva fino a che il leone avrà percorso tutto il mondo) altro motto : NUMQUAM FRUSTRA (Mai invano). E, per finire, visto che siamo ancora al tempo dei prodi cavalieri e donzelle che si fanno rapire da mostri vari, l’elmo decorato da un drago verde.

Per il momento non ci sono altre notizie, se non a posteriori. Il possesso/godimento del feudo è subordinato al solo atto di obbedienza richiesto ad ogni vassallo. In caso di inadempienza si ha la perdita di tutto il feudo. Inoltre il feudo è unico, mascolino ed indivisibile.

Facciamo un salto di 400 anni, due fratelli Giacomo e Gio:Batta Manfredini sottoscrivono la seguente polizza (consegnata all’Estimo di Este)

Nobili Signori Gio:Batta e Giacomo Manfredini, fratelli da Rovigo, pos. In vigor di Feudo esenti campi 35 arativi, prativi e pascolivi in Villa della Stanghella detta la Bertonzina campi 35.

  1. C. 25 Arativi Bassi detti la Fontana

  2. in ditto loco un Brolo di campi 5

  3. C. 35 detti la Casara bassi arativi

  4. C. 36 arativi, prativi, vallivi detti il Mondo Novo

  5. C. 5 arativi, prativi, vallivi detti li Arzerini

  6. Prativi Bassi, detti li Prà della Casara n. 7

  7. C. prativi parte alti e parte Bassi n. 28 detti li Prà di Santa Cattarina n. 28

  8. C. 67 pascolivi e vallivi detti il Mondo Novo

  9. C. 25 pascolivi e vallivi detti la Val del Moro

  10. C. 39 Bassi arativi detti la Bassa di Santa Cattarina sopra quali suddetti beni vi sono casa di muro con barchessa et casa per Gastaldo e Casoni in paglia per Boari et sono al numero di 10 casoni con terreno il qual terreno è compreso nel numero di campi sopradetti detti la Bassa di Santa Cattarina et come in polizza alla quale et pagano (sono esenti).

Quali suddetti campi quando non sono danneggiati dall’acqua si potrebbero affittare tutti circa ducati 1200, compresi li suddetti Casoni pagandoli come sopra.

In tutto si tratta di 307 campi, niente male per una famiglia che neanche doveva esserci!

 

Infine vorrei riportare quanto scritto dal sindaco sul suo blog qualche mese fa:

 

. Sulla Villa, ripeto: benvenga ogni contributo anche critico alla tesi prevalente. Però i libri che sostengono opinioni contrarie dovresti proprio indicarmeli, perché, per mia ignoranza, non li conosco. Sulla datazione: ne ho discusso anche stamattina con Corrain, che si dice stracerto dell’assenza di testimonianze sull’esistenza della Villa prima dell’800. Non è vero? Bene, discutiamo sulla base di AUTORE, Titolo, città, anno, pagina: cioè citiamo chi ha sostenuto il contrario. Non che il blog del sindaco sia il luogo migliore per discutere di storia, ma va bene lo stesso. Mi fa anche piacere.

 

Peccato che non più tardi di questo sabato, sempre il Sindaco abbia riportato il resoconto della serata di venerdì, commentando quanto esposto come segue:

 

Con un' attenta analisi dei documenti scovati presso la curia vescovile di Padova ed in particolare presso l'Archivio di Stato di Rovigo, il cui direttore Luigi Contegiacomo, era stasera presente, sono emerse nuove indicazioni sulla possibile data di costruzione della villa che, secondo quanto esposto dall'appassionata di storia locale Flaviana Baccan, va di molto arretrata rispetto a quella ufficiale. Se ciò fosse comprovato in sede accademica si tratterebbe davvero di una scoperta rilevante, soprattutto per il valore stesso della villa, oggi di proprietà comunale.

Ad una mia domanda su cosa intendesse per “comprovato in sede accademica”, la risposta è stata:

 

Come tu sai la datazione della Villa è controversa e sostenuta documentalmente anche da chi la colloca agli inizi dell'800. Come in tutte le cose serie si tratta di prendere in mano serenamente i documenti che ci sono rimasti studiandoli con attenzione e senza pregiudizio. Lavoro che non farò di certo io. Per chi è appassionato di storia locale le occasioni non mancheranno ...

Io i documenti di chi sostiene l'età della villa agli inizi dell'800 (la stessa persona che è “stracerta”) non li ho mai visti; non è mai saltato fuori “l'AUTORE, Titolo, città, anno, pagina”: dunque nessuno “ha sostenuto il contrario” per quanto ci riguarda; io i documenti ritrovati li ho esibiti pubblicamente.Due pesi e due misure: io non sono creduta, qualcun'altro gode della massima fiducia sulla parola.

Durante la serata (e il sindaco nel blog non l'ha detto); è emerso anche il grave stato di degrado della struttura, con la specola sovrastante li li per crollare. Ora il sindaco ritiene di avere il tempo di “prendere in mano seriamente i documenti che ci sono rimasti studiandoli con attenzione e senza pregiudizio”! Ma il Comune è proprietario della villa da circa vent'anni; non si è mai preoccupato di sottoporla a vincolo di bene storico; al momento non ha i soldi per dei lavori di restauro. Il sindaco ha detto al pubblico presente venerdì sera che si sta facendo il possibile, ma come mai per altre opere pubbliche di utilità opinabile i soldi sono stati trovati velocemente? A voi il commento.

 

Flaviana


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