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Storia : Aspettando il film... la storia della parrocchia di Stanghella (ottava parte)
Inviato da : Admin Giovedý, 12 Febbraio 2009 - 21:50
Articoli pubblicati dopo l'8 maggio 2007 Finalmente dopo una pausa riprende il racconto della storia della parrocchia di Stanghella.

Ultima considerazione sui casoni; si tratta di costruzioni alquanto essenziali e di piccole o medie dimensioni, adatte ad ospitare piccoli nuclei., nonostante i soliti storici “bene informati” sostengano che nei casoni abitavano anche 20 persone e più…, ma torniamo alla nostra storia.

Anno 1657.

Stanghella conta 420 anime da comunione, per un totale di 900 abitanti. La maggior parte delle costruzioni, in muro e/o in paglia si trova lungo il corso della Fossa Lovara, a nord della chiesa e ad una notevole distanza da essa.

Le solite leggende metropolitane dicono che i Pisani hanno fatto costruire la chiesa per aggregare gli abitanti della villa, ma alla luce dei documenti raccolti ed esaminati, sembra più probabile che la ragione prima sia stata una ricerca di legittimare l’acquisto fatto davanti alla nobiltà veneziana.(più terra hai, più nobile sei) Altro che le elevate motivazioni morali della lettera di sessant’anni prima! E’ il caso di ribadire che la presenza di una chiesa e di una possidenza non hanno portato ad alcun incremento demografico della zona, anzi, a differenza delle zone limitrofe, la villa della Stanghella ha avuto un comportamento anomalo. I dati danno 600 abitanti nel 1592 e, dopo 60 anni, solo 300 in più., come dire 5 abitanti all’anno!!!

Riassumendo: non tutti gli abitanti erano fittavoli dei Pisani, non avevano famiglie numerose e vivevano alquanto bene. Nei libri parrocchiali troviamo artigiani, imprenditori, contadini e, solo in piccola parte, dipendenti. Discorso a parte merita la nobile famiglia dei marchesi Manfredini che possedeva la bellezza di 307 campi e, dalla polizza del 1668, veniamo a conoscenza che nel terreno chiamato Bassa di Santa Caterina, c’erano 10 casoni di paglia per i boari. La presenza di boari indica l’esistenza delle boarie dove si allevava bestiame grosso ovvero mucche, tori, cavalli. Il contratto di questi lavoratori era a tempo indeterminato e contemplava varie mansioni oltre a quella di badare al bestiame. Altro luogo comune da sfatare è che i nostri boari avessero un contratto annuale e, per S. Martino, venissero sfrattati. Teniamo conto che a novembre le bestie sono in stalla e non vanno in letargo. Non sono nemmeno autosufficienti ed è da suicidio mandare via gente fidata per cercare eventuali sostituti… ulteriore precisazione: erano i contadini salariati ad avere un contratto a termine o essere livellari (=affittuari). Il loro contratto comunque scadeva a fine settembre, festività di S. Michele Arcangelo. Da qui il detto fare san Michele ovvero traslocare.

 

Riassumendo: alla fine del 1652, la villa della Stanghella conta 770 abitanti, ci sono già state due visite pastorali, nessuna delle quali soddisfacente. L’ultimo parroco è don Bartolomeo Mantovano che vive in una casa parrocchiale dignitosa. Ha aggiunto due altari alla chiesa e…, un bel giorno svanisce nel nulla. Per quante ricerche abbia fatto non ho trovato nessun indizio che ne giustifichi la scomparsa. Ipotesi probabili: è stato ucciso da banditi, annegato nel Gorzone, fuggito con una donna. Ogni ipotesi è possibile, lascio a voi la scelta.

Denunciata la scomparsa alla curia, per tre settimane si appese la notifica alle porte della chiesa del paese e della cattedrale a Padova e, non comparendo, il parroco don Mantovano fu dichiarato decaduto dal beneficio.

Il nuovo parroco fu Don Basilio Scola che prese possesso della parrocchia nel giugno del 1653. Penso che quei cinque anni siano stati i più oscuri ed angosciosi della nostra storia. Infatti, lo Scola non esercitò per niente il suo ministero, ma tiranneggiò e spaventò talmente la popolazione, che nel 1657, durante la visita pastorale del vescovo Mons. Giorgio Corner, fu processato e sospeso a divinis per il suo comportamento indegno.

Leggiamo dalla cronaca del tempo:

Venerdì 25 maggio 1657

Il R.mo D. Giorgio Corner per grazia di Dio Vescovo Padovano, conte della Saccisica, si recò in visita alla chiesa parrocchiale di Santa Caterina nella villa della Stanghella di questa Diocesi patavina, per chiarire il comportamento del Presbitero Basilio Scola che si era comportato male nell’esercizio della cura e nell’esercizio di Parroco, agendo sconsideratamente verso il popolo a lui soggetto, inducendo quello in grave sospetto e provocando danni, soprattutto in tempo della Pasqua ultima scorsa, non confessando, ingiuriando pubblicamente (i fedeli) come riferito in precedenza, e per quanto riguarda i Registri dei matrimoni, defunti e battezzati, li danneggiò e vennero trovati stracciati ed incompleti, mancanti delle disposizioni ricevute nelle precedenti visite scoperte da molti uomini della stessa villa e cioè che lo stesso Parroco teneva; perciò lo stesso Presbitero Basilio Scola viene sospeso a divinis e impedito di assumere cariche onde evitare altri danni e lo sostituirà il presbitero Nicolò dal Serio sacerdote interdiocesano, già cappellano della chiesa patavina di Villa di Villa, con il compito di reggere la chiesa parrocchiale di Santa Caterina della Stanghella e con i compiti di realizzare quanto disposto nelle precedenti visite.

Ci fu pure un “processo”dove vennero sentiti gli abitanti del villaggio. Di seguito ecco alcuni stralci.

  1. Chiamato, si presentò Geronimo Cagnato, figlio di Battista, mansionario della fraglia della B. Vergine e, interrogato su come si comporti il sacerdote Basilio Scola, rettore della sua chiesa circa l’amministrazione dei SS. Sacramenti, e sull’esercizio della cura d’anime,

Risponde: Questo è un uomo aspro, cattivo, che tratta male e ce l’ha con tutti. et per la sua asprezza molti son disgustati e non si sono nemmeno confessati per la Pasqua passata.

Interrogato se insegni la Dottrina Cristiana

Risponde: qualche volta si, qualche volta no, ma si rende odioso, perchè non usa quel po’ di carità che ci dovrebbe.

Interrogato se abbia dato scandalo

Risponde : vi è qualche mormorazione, ma non posso dir di averne scienza.

Interrogato su chi possa esser informato di mali portamenti di esso prete e di altri che non si sono confessati,

Risponde: si può chiamar Zanmaria Cebin che non si è confessato a Pasqua passata.

  1. Successivamente si chiama Alessandro Cebin, massaro della fratalea del Carmelo, e interrogato delli portamenti del prete Basilio Scola, suo curato

Risponde: un terzo e più e per li disgusti del prete non si sono confessati, perché all’Altare dice delle male parole, che tratta le persone da furfanti, disgraziati e altre cose simili. Si comporta male con tutti, non ha pazienza di aspettar il popolo alla messa, così che la più parte perde messa la festa, e neanche ha pazienza di insegnar la Dottrina Christiana e nessuno ha gusto di trattar con lui. Inoltre volevo far venire un frate per la festività di S. Pietro Martire (19 aprile), e lui ha minacciato di fargli dare delle piattonatte (colpi di piatto con la spada) se l’avessi fatto venire.

  1. Poi viene chiamato a comparire Francesco Recchione , massaro della fratalea del SS. Sacramento, che interrogato sul comportamento del curato

Risponde Conosco la situazione. E ‘ un prete cattivo, se la prende con tutti e alla Dottrina Cristiana quando si, quando no, la insegna, ma con asprezza tale che non da soddisfazione ad alcuno.

  1. Viene chiamata Maria Cecchina di questa villa. Interrogata sui fatti

Risponde: Il nostro prete ci porta male, perché disgusta tutto il Comune e burla tutti. Non compie il suo dovere perché le feste, per la sua impazienza, non vuole aspettare e dà quindi disgusto al popolo. Le feste non dice vespero, non insegna la dottrina cristiana se non qualche volta e malamente.

Interrogata perché riferisca le insolenze che fà detto Rettore della Stanghella,

Risponde: si è una volta travestito ed andato a casa di Lorenzo Trevisan, più o meno verso le due o tre ore di notte, mentre che Isabetta, sua moglie era fuori di casa……gli fece paura e nel mentre saltò fuori di casa suo marito e se ne dolse e prima che gliene facesse un’altra, minacciò di dargli un’archibugiata.

Seguono altri testimoni, ma il tono non cambia. Tutti affermano concordi che il prete Scola li tratta male, non adempie ai propri doveri, insomma è inadatto a svolgere il suo compito. La conseguenza è la sospensione “a divinis”, il pagamento di una multa di 50 ducati e il carcere…. Come si può leggere dal documento riprodotto qui sotto.

 

 

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E’ il primo giugno del 1657, il paese tira un respiro di sollievo e attende il nuovo parroco che arriverà il 6 ottobre dello stesso anno. Viene da Monselice, ma è originario da Este e il suo nome è Francesco Vagente.

... continua ...

 


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