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Storia della parrocchia(parte IX)
Inviato da : lovara Lunedý, 20 Aprile 2009 - 20:54
Articoli pubblicati dopo l'8 maggio 2007

Storia della parrocchia(parte IX)

Alcune considerazioni sull'ultima puntata.

 



Storia della parrocchia IX

Alcune considerazioni sull'ultima puntata.

 

  1. Il comportamento di don Basilio Scola è a dir poco sconcertante. Sembrerebbe quasi che se lo fosse voluto, una vendetta contro chi lo aveva confinato in quel paesino pressoché fuori dal mondo. Aveva pensato di poter fare tutto quanto voleva senza timore di una punizione? Non lo sapremo mai, come non sapremo mai se la sua era stata una vocazione vera o indotta dalla famiglia con il miraggio di chissà quali benefici. Dai libri parrocchiali scarabocchiati, risultano conteggi di quanti sacchi di granturco gli spettavano, disegnini distratti, il tutto con una grafia quasi illeggibile, come se anche scrivendo sfogasse il suo rancore per il mondo intero.
  2. Gli abitanti di Stanghella non avevano motivo per lagnarsi di don Bartolomeo Mantovano e dovettero rimanere alquanti scioccati dalla scomparsa improvvisa del curato. Certo si sarebbero aspettati di tutto, tranne un pastore d'anime, capace di offendere e di non curarsi di nulla. Non che i cari parrocchiani fossero stinchi di santo, ma non deve essere stato per nulla piacevole o edificante sentirsi nominare pubblicamente ed accusare di turpi misfatti...

  3. Dalle scarne righe del processo ci si offre uno spaccato sulla vita del tempo e di come era strutturata la società. Il vescovo non ascolta le accuse del popolino, ma quelle dei massari o mansionari e, gli stessi, chiamano a deporre altri testimoni degni di fiducia. Chi erano i mansionari e come venivano eletti, con quali cariche lo scopriremo quando, all'approssimarsi della nuova visita del vescovo, il parroco scriverà (è la prima relazione del genere che conosciamo) come si vive nella parrocchia. Un resoconto molto dettagliato che spiega e completa quanto rilevato dal vescovo o da chi per esso.

  4. Torniamo alla nostra storia. La conclusione amara della vicenda deve aver creato un bel po' di scompiglio in curia e fatto passare più di una notte insonne al Vescovo. Il problema principale era la nomina del nuovo parroco. Chi avrebbero proposto i patroni Pisani? Quali qualità avrebbe dovuto avere? Gli abitanti di Stanghella come avrebbero reagito? Dopo una lunga e sofferta decisione, il vescovo si decise per un nominativo da sottoporre al patrono. Il ruolo del juspatrono risulta alquanto controverso nonostante le assicurazioni fornite al momento della richiesta di costruzione della nuova chiesa. Il parroco viene proposto dal juspatrono ed il vescovo approva oppure no . La chiesa viene mantenuta dai proventi del beneficio, praticamente uno dei casali donati al parroco ha l'obbligo di corrispondere allo stesso 10 ducati d'oro. C'è già un primo distinguo da quanto scritto ovvero i famosi 100 ducati sono così ripartiti 10 in moneta sonante e 90 in generi alimentari ovvero i famosi conti fatti da don Basilio Scola.

La rendita del Beneficio consiste in

Primitie di formento le quali comprese tutte ascendono alla somma di

Stare veneziane n. 27 incirca

Legnari n. 12 incirca

Vino mastelle n. 12

Ducati n. 10 che contribuisce la chiesa

Per quanto riguarda la manutenzione della chiesa, dopo la costruzione della prima, i Pisani non hanno contribuito in alcun modo per le successive, tanto che anche nel 1800, don Menin ha dovuto ricorrere all'aiuto dei parrocchiani.

In ogni caso i patroni ed il vescovo si sono trovati d'accordo su un presbitero di Monselice, ma nativo di Este, Francesco Vagente come il più adatto a risanare la situazione nel nostro paesino. Non sappiamo la reazione del diretto interessato alla notizia della nomina, ma conoscesse o meno la situazione della sua futura parrocchia, certo deve aver passato un bruttissimo quarto d'ora quando il vescovo l'ha convocato in curia.

Leggiamo dalla relazione del 1668 "...Alla reggenza di questo popolo sono io P. Francesco Vagente oriundo da Este e fui provisto per elettione dall'Ill.mo Em.mo Sig. Procurator Alvise Pisani, et approvato e confermato (promosso prima da debito esame et esposti i manifesti) da Mons. Ill.mo e Rev.mo Georgio Cornaro l'anno 1657 addì 2 ottobre come appare dalla Bolla. "

Superate le prime due prove, restava l'ultima la più importante. La gente della Stanghella cosa si aspettava e come avrebbe accolto il nuovo Rettore? Scottati dalla precedente esperienza, i paesani devono aver guardato con sospetto il nuovo pastore, esigendo molto di più di quanto lo stesso avrebbe potuto o voluto concedere.

E il nostro Francesco arrivando in quel di Stanghella vi trovò una situazione al di là di ogni più nera congettura.

La chiesa.

Facendo un rapido calcolo (1592-1657), non aveva più di 65 anni, perché allora sembrava sul punto di crollare? E l'interno non era certo più dignitoso se mancavano suppellettili, arredi sacri e le offerte dei parrocchiani.

La canonica.

Nella visita pastorale del 1645 era definita dignitosa, dodici anni dopo è umida e inospitale

La sacrestia.

L'inventario del 1645 mostra un buon numero di suppellettili ed arredi sacri, 12 anni dopo l'inventario è striminzito e sono scomparse delle voci.

Quando il rettore Vagente mette piede in Stanghella è facile immaginare la reciproca diffidenza. Penso che siano bastati pochi giorni perché i parrocchiani si rendessero conto che il nuovo Rettore era di tutt'altra pasta dei due precedenti. Purtroppo non sappiamo quanti anni avesse, forse era esperto in comunicazione e rapporti umani, aveva un atteggiamento rispettoso, non si sa. L'unica cosa certa è che dopo aver controllato lo stato della chiesa, non ci mise molto a decidere di abbatterla e rifarla . Servivano soldi e, sarebbe stato logico andare a battere cassa dai patroni. Ancora una volta questi latitano e al nostro rettore non rimane altro che dare il buon esempio e chiedere aiuto ai parrocchiani. Per sette anni raccolse pazientemente le offerte dei suoi 1150 parrocchiani e, finalmente, nel 1664 potè mettere la prima pietra della nuova chiesa. Leggiamo la cronaca ed il resoconto fatto al vescovo che arriverà 4 anni dopo.

Laus Deo O. M. L. M.V. Divae Catharinae V. M. Patrona Ecclesia de Stanghella

 

Relazione fatta secondo la formula con l'occasione della visita dell'Ill.mo e Em.mo Cardinal Gregorio Barbarigo Vescovo di Padova seguita l'anno 1668

La Chiesa Parrocchiale della Stanghella Diocese Padoana Jus patronato dell'Ill.mo Ecc.mo Sig. Alvise Pisani Procurator di San Marco è eretta sotto l'invocatione di SANTA CATTARINA V. e M.

Detta chiesa ha altari n. 5. Il primo è l'Altar Maggiore dove sta riposto il SANTISSIMO SACRAMENTO. Il secondo della B.V. del Rosario. Il terzo del SS. Nome di GIESU'. Il quarto della B.V. del Carmine. Il quinto di S. Pietro Martire.

Detta non è stata consacrata e perciò non si fa il Giorno ne meno l'Uff. della Consacratione, ma bensì è stata benedetta da Mons. Ill. e Rev. Mons. P. Bernardo Manfrin Vicario Foraneo di Villa di Villa de licenza di mons. Ill.mo e Rev.mo Antonio Abbate Paulatio Vicario Generale come appare nel Mandato.

I sopradetti cinque Altari, li quali sono li stessi ch'erano nella chiesa vecchia demolita parimente de licentia superioris (per quel che si comprende dalla visita di Mons. Ill.mo e Rev.mo Vescovo Georgio Cornaro del di 25 di maggio di venere, Indizione Decima 1657 non sono consacrati, ma ognuno ha le sue Pietre inserite e consacrate

Il primo Altare è eretto a Fraglia del SS. Sacramento la quale è sotto la tutela dei Massari pro tempore che durano un anno e al presente è amministrata da Ms. Gio:Pietro Zangerolamo ed Antonio Bernusso. Questo Altare o Fraglia non vi à entrata certa, ma viene sostentato d'Elemosine.

Ogni terza domenica del mese si fa la Processione del SS. SACRAMENTO.

In questa Chiesa non vi sono legati Pii, né oblighi da adempirsi, ne meno messe da ridursi ad Vires.

L'elemosine che per il passato s'havevano raccolte, si conservavano in una cassela con 4 chiavi, 3 de quali stavano appresso li Massari et una appresso di me Parroco e si spendevano secondo richiedeva il bisogno della chiesa e finalmente si hanno tutte impiegate nella fabbrica della chiesa nuova, come minutamente si può vedere dalli libri dell'Amministratione dove sta notato l'entrata e l'uscita di dette elemosine.

La Chiesa nuova ha avuto principio nell'anno 1664. La prima pietra della quale fu posta nelle fondamenta da me infrascritto Parroco addì 25 agosto dì di S. Ludovisius Re di Franza nell'anno suddetto 1664: e fu benedetta da mons. P. Bernardo Manfrin Rettore di Villa di Villa e Vic. Foraneo come dissi di sopra, l' anno 1665 addì 8 dicembre giorno sotto gli Gloriosissimi Auspici della Concettione della B.V.

Il giorno dell'Epifania ogni anno si rinominano li Massari della Chiesa cavandosi a sorte facendosi anco li conti dei Massari vecchi alla presenza di quelli che succedon e delli consiglieri che sono al presente Gio:Maria Veronese e Ms. Matteo Zangerolamo e del Parroco e d'anno in anno si fa il saldo non essendovi stato fin'hora intacco come si può vedere dalli libri dell'amministratione.

Gli Altari del S. Rosario e Nome di Dio che ambedue sono amministrati da un solo Massaro con uno compagno, cioè al presente da Ms. Gio:Maria Zangerolamo e Domenico Modena sono erette l'Indulgenze del S. Rosario all'Uno et all'Altro l'Indulgenza del Nome di Dio; nelle quali sono scritti molti Huomini e Donne senza obligo di pagare alcuna cosa.

Questi Altari non hanno entrata, ma si sostengono d'elemosine.

Per l'Indulgenza del Rosario ogni prima domenica del mese si fa la Processione cantandosi le litanie della B.V. et ogni domenica la mattina avanti messa si recita un terzo del Rosario avanti detto Altare.

Per l'Indulgenza eretta all'Altare del Nome di Gesù si fa la Processione ogni seconda domenica di cadauno mese cantandosi l'Hinno Jesu nostra Redemptio.

All'altare della B.V. del Carmine e di S. Pietro Martire che ambedue sono retti e governati da uno massaro solo con compagno che al presente sono Ms. Antonio de Mori detto Baiolin et Antonio Cisoto sono erette le Indulgenze del Carmine all'Uno, et all'Altro quella di S. Pietro Martire, nelle quali vi (sono) scritti molti Huomini e Donne, con obligo, che quelli che sono scritti, al Carmine, diino per lemosina soldi 6 all'anno.

Questi Altari non hanno entrata ma sono sostentati d'elemosina.

Per il Carmine ogni quarta domenica del mese si fa la Processione cantandosi le Litanie della B.V.

Per l'Altar di S. Pietro M. ogni quinta domenica del mese (essendovene) si fa la Processione recitandosi le Litanie delli Santi.

Tutti li sopradetti altari non hanno pesi , o aggravij, se non d'esser provveduti di Cere, oglio per le Lampade e cose simili, eccettuato l'Altare Grande, il quale fa celebrare messe 3 per cadauno de fratelli, che muore, mentre soddisfano all'obbligo suo col pagar soldi in anno per mantenimento di detto Altare .

In questa Chiesa non vi sono erette scuole.

Vi sono l'Indulgenze sopra accennate, ma non ho trovato il Pubblicetur dell'Ordinario.

Oltre le casselle degli Altari che stanno esposte in Chiesa per raccoglier l'elemosine che vengono fatte, ve ne è una, dove si pongono quelle charità che vengono fatte per suffragar l'Anime del Purgatorio facendosi celebrar tante messe e questa cassella ha come le altre, due chiavi una delle quali sta appresso al Parrocho e l'altra che è differente la tiene il massaro dell'altar Grande, che al presente è Ms. Gio:Pietro Zangerolamo prefato e si tiene di ciò diligentissima cura.

Vi sono due Reliquie cioè di S. Vitale e S. Clemente martiri le quali furono sospese da Mons. Ill.mo e Rev. Mo Vescovo Georgio Cornaro Predecessore di V. Em.nza nella visita che fece, per non essergli state mostrate le Lettere Testimoniali di dette Reliquie; ma doppo che sono venuto a questo Benefizio, essendomi state date le dette Lettere Testimoniali, le quali si mostreranno a V. Em.nza , da un Monsignor che già era Parrocho di questa chiesa, ho poste dette Reliquie sopra l'altare del Carmine chiuse in una cassella, ma senza chiave.

La sacrestia è provveduta e fornita della suppellettile che sta scritta nell'inventario.

Alla reggenza di questo popolo sono io P. Francesco Vagente oriundo da Este e fui provisto per elettione dall'Ill.mo Em.mo Sig. Procurator Alvise Pisani, et approvato e confermato ( promosso prima da debito esame et esposti i manifesti) da Mons. Ill.mo e Rev.mo Georgio Cornaro l'anno 1657 addì 2 ottobre come appare dalla Bolla.

La rendita del Beneficio consiste in Primitie di formento le quali comprese tutte ascendono alla somma di Stare veneziane 27 incirca

Legnari n. 12 incirca

Vino mastelle n. 12

Ducati n. 10 che contribuisce la chiesa. Due casali quali possono essere campi 3 incirca vignadi e piantati e sono quelli che sono posti dietro la chiesa e l'altro oltre la casa parrocchiale a cui confina Marco Zangerolamo a settentrione. A mezzogiorno un altro casale che al presente è tenuto ad affitto da mastro Antonio Modena.

Avvertendo però che uno di questi casali, che già era detto "il Pra'" vi è un aggravio di dover pagare ducati 10, quali effettivamente ogn'anno pagansi.

In questa Parrocchia non vi sono altri Religiosi ne meno chierici.

Li Parrocchiani per quanto si vede e s'esperimenta vivono col Timor Santo di Dio.

Non vi sono beneffity semplici, Abbatie, Priorati, Prepositure di sorte alcuna.

Li Altari non sono posseduti d'alcuno Particolare. Non vi sono monasteri di Monache, ne di Regolari. Non vi sono Maestri, ne Maestre che insegnino a Fanciulli.

Il Parrocho insegna ad alcuni.

Vi sono le seguenti comari cioè Allevatrici :

  1. Fiorenza Formentona

  2. Cattarina Morina

  3. Pasquina di Pasqual Piva

  4. Maria de Mori

  5. Maria Vettorella

  6. Francesca di Pietro Pellegrin

Non vi sono medici.

Vi sono Figliuoli e Figliuole da cresimare e li ho avvisati del sacramento della Cresima e che perciò si disponghino per riceverlo degnamente queli si sono confessati con l'occasione della S. Pasqua Ho fatto la nota delli detti cresimandi come delli padrini ai quali ho significato gli Ordini di V. S. Ill.ma

La dottrina cristiana l'ho sempre mai insegnata esortando sovente li Padri e Madri ad esser diligenti a mandar li suoi figliuoli.

In detta Dottrina non vi sono abusi, né disordini se non che non vi è chi applichi ad insegnarla ancorché vi siino persone sufficienti.

Inconfessi non ve ne sono.

Pubblici Bestemmiatori, sospetti de eresia o che habbino libri proibiti, malefici, debitori di luochi pii, usurai non appaiono.

Vi è una Compagnia di 250 huomini e donne, uno de quali morendo, li altri sborsano soldi 5 per cadauno del qual denaro si fano celebrar tante messe per il Defunto e sopra tal altare vi è un Massaro che invigila a rescossione del danaro, facendo poi celebrare le messe, il che fin'hora l'ha osservato con gran charità e accuratezza come si può vedere dalli libri su quali si tiene registro di ciò.

Li ordini della Visita fatta da Mons. Ecc.mo e rev. Mons. Georgio Cornaro Vescovo l'anno 1657 giorno di venere 25 maggio Indizione Decima in parte si sono eseguiti e in parte no in riguardo che s'havea da fabricar la Chiesa a fondamenta la quale con l'Agiuto del Signore Dio è ridotta in buono stato, se bene non ancora alla perfezione per mancanza di danaro e per essersi fatte altre spese per adempir in parte gli ordini episcopali quali sono i seguenti:

si ha fatta la provisione d'un ferro maggiore per farsi le particole più grandi;

s'ha fatta la provisione d'una piscide picciola per portar SS.mo Sacramento agli infermi, la quale ha la coppa in argento ed il piede in ottone

s'ha provisto d'un ostensorio tutto d'argento alla forma di sole

s'ha provisto d'una pianeta negra di ferandina con sua stola, manipolo e borsa

item d'una pianeta violacea di ferandina con sua stola, manipolo e borsa

item s'ha provisto d'una pianeta verde di ferandina con sua stola, manipolo e borsa guarnita di passamano d'oro falso.

Come si vede tutto è abbastanza in ordine, tranne per quelle piccole mancanze dovute alla necessità impellente di ricostruire la chiesa. Si può dire che finalmente per Stanghella è terminato il periodo più nero e con don Francesco inizia il nostro piccolo Rinascimento. Non sappiamo chi ha edificato la chiesa, certo qualcuno che sapeva il fatto suo se dopo più di trecento anni è ancora agibile e solida. Ne parleremo più avanti.

Il capolavoro del nostro Rettore è senz'altro il campanile. Da un sommario esame si ritiene che il campanile sia stato innalzato al tempo della prima chiesa (1592) anche se in un passo delle sue noterelle storiche il Centanini lo ritiene del 200, a causa della cuspide, se non addirittura dell'XI . Visto che quasi tutti i campanili della zona erano o sono a forma di torre, è più logico pensare che anche il nostro fosse di quel genere e che la cuspide sia stata aggiunta in un secondo momento, ovvero dal nostro Rettore Vagente.

Chi osserva internamente il nostro campanile facilmente s'accorge ch'esso fu elevato all'attuale altezza in due riprese. Dall'esame infatti si scorge che in un primo tempo la cella campanaria era più in basso, e precisamente dove oggi trovasi il quadrante dell'orologio. Appariscono ivi murate le quattro bifore che esistevano ai quattro lati della cella : di sotto rimangono le tracce del voltino in cotto che sosteneva la cella stessa. Apparisce inoltre la manifesta differenza di materiale usato nella prima e nella seconda costruzione. In un secondo tempo, abbattuto quel voltino e murate le quattro bifore della cella campanaria, fu portata qualche metro più in alto ed il campanile fu completato con la guglia conica in cotto. Per tal guisa il nostro campanile può concepirsi distinto in due parti: la parte vecchia e la parte più recente. Quando fu costruita la prima parte ? Quando la seconda o l'aggiunta ? Non è ammissibile che i Pisani, costruendo la prima chiesa parrocchiale, abbiano trascurato di costruire il campanile. L'erezione del primo campanile (chiamiamo così la prima parte o la vecchia) fu certo contemporanea all'erezione della prima chiesetta parrocchiale, e la conferma di ciò la si può avere in una cosa che non può sfuggire a chi esamina internamente ed esternamente il campanile dal lato della chiesa. Pochi metri sotto alla porticina che oggi esiste e da cui parte il ponticello che dà accesso dal campanile al tetto della chiesa, si vede una porticina murata. Da quel foro anticamente si accedeva al coperto della prima chiesa parrocchiale dei Pisani, chiesa, come sappiamo, assai modesta, e la cui altezza si può anche oggi calcolare dall'altezza stessa del suddetto foro murato dal piano-terra, e cioè di circa m. 7.50. Ma quando il Parroco Vagente eresse sul luogo della vecchia la nuova Chiesa (1664-1668) più ampia e più alta, si rese necessaria la sopraelevazione del campanile, affinché la nuova chiesa non sorpassasse in altezza la cella campanaria ed impedisse le onde sonore. Il campanile, che allora, a quanto sembra, era a modo di torre, come quello di Vescovana, fu manomesso. Fu murata la vecchia cella campanaria, fu abbattuto il voltino sottostante, fu prolungata la canna e la nuova cella campanaria fu elevata sopra la vecchia. Che tale lavoro sia stato compiuto a quell'epoca, o poco dopo, sembra di potere desumerlo da quanto leggesi nella Visita Pastorale del B. Gregorio Barbarigo nel 10 giugno 1683: " Visitammo il campanile alto e stretto, nel quale vi sono due campane ed una campanella benedette". Evidentemente il Beato volle visitare il nuovo campanile, coronamento della grande opera compiuta dal laborioso Parroco Vagente.

Il campanile nostro, come ognun sa, pende nella direzione, di ovest-est: il terreno alluvionale e forse la difettosa fondazione ne furono la causa . La pendenza certo è di vecchia data e certo anteriore alla sopraelevazione del campanile stesso, giacché la costruzione dalla cella campanaria in su sembra correggere la linea obliqua.

Le campane nel nostro campanile anticamente erano tre, cioè due campane ed una campanella di richiamo, come altrove fu detto. Quelle tre campane però non erano quelle che da principio furono collocate dai Pisani, perché trovo che furono pagate dal Parroco Vagente e quindi certo provviste da lui. Suonarono sul nostro campanile per ben 260 anni e cioè fino al 1827, nel qual anno trovasi una spesa per le campane condotte e ricondotte da Padova dalla Ditta Canziani. Certo deve essersi trattato d'una rifusione delle vecchie o di acquisto di nuove in sostituzione delle vecchie, perché si parla pure di spese contratte per la benedizione. Dal complesso poi della registrazione si rileva che quelle campane furono inaugurate in occasione della Sagra di Luglio 1827. Non è detto però quante campane fossero, se tre come prima, o di più: sembra tuttavia , almeno così mi assicura qualche vecchio del paese, che fossero solo tre. Ma data la loro mole e la pendenza del campanile, pochi anni dopo furono sostituite dalle cinque che ora abbiamo e che furono collocale su castello di ferro orientato in senso opposto alla pendenza del campanile.

 

Flaviana

 


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