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Ipotesi e opinioni : Storia "ufficiale" di Stanghella riveduta e (s)corretta
Inviato da : Admin Martedì, 07 Giugno 2005 - 07:56
articoli pubblicati prima del 30/04/2007

Abbiamo preso questa storia "ufficiale" di Stanghella, dal sito internet:  http://www.comune.stanghella.pd.it/storia.htm , sulla base di studi compiuti dal prof. Camillo Corrain, che tutt'ora dirige il Museo Civico Etnografico di Stanghella, al solo scopo di dimostrare quanto abbiamo scoperto, invece,  noi in un paio di annetti: Peccato che ciò diverga non poco da quanto finora sostenuto da fonti ritenute accettabili... I nostri commenti sono evidenziati in grassetto. Vogliamo solo dire: in futuro ci sarà da divertirsi a smontare pezzo per pezzo luoghi comuni e imprecisioni.



(storia di  Stanghella,  dal sito ufficiale del comune, con i nostri commenti evidenziati in grassetto)

Stanghella si trova lungo il tratto della Strada Statale N. 16 da Rovigo a Monselice ed è pure stazione secondaria della linea ferroviaria Bologna - Venezia.

Il territorio è attraversato dal Canale (fiume) Gorzone, il cui tragitto era un tempo percorso dall'antica Fossa Lovara.

Toponimo

Il toponimo Stanghella è documentato nel 1593 ed è chiaramente un diminutivo di stanga(sbarra, steccato), anche se c'è chi sostiene che il nome indicherebbe la presenza di stagni e paludi, come in realtà esistevano. Troppo facile dare questa interpretazione. Visto il ripetersi del toponimo Stanghella, Stanghellini, in altre zone della regione (Montagnana, Valli grandi Veronesi) è da intendersi che anche in queste parti esisteva una sbarra?Però se esistevano stagni perché negarne l'evidenza?

Stanghella nella preistoria

La grande carta catastale cinquecentesca, che si trova presso il Museo Civico Etnografico, offre un'immagine ambientale alquanto diversa dall'attuale: il percorso del Gorzone non è ancora ben definito nel suo tracciato, mentre l'attuale tratto di strada Vescovana - Stanghella - Stroppare è un relitto arginale del canale Santa Caterina (l'argine sinistro corrispondeva alla via santa Caterina, per cui la piazza è collocata sul vecchio alveo del canale, intercluso nella seconda metà del Settecento).

Nulla di più falso! Il canale di Santa Caterina scorreva dietro la Villa Manfredini-Centanini e, solo in piccola parte, nella piazza. E' stato intercluso nei primi anni del 1800. Le carte catastali napoleoniche e poi austriache lo segnano ancora!

Ma torniamo ad illustrare più dettagliatamente il canale Gorzone, perché il suo percorso, ricavato da tratti di un antico corso d'acqua, indicato nelle scritture antiche con "Fossa Lovara", ( questo nome inizia ad apparire solo nel primo Medioevo, è più plausibile che in epoche precedenti fosse l'Agno il fiume che attraversava le nostre zone, cosa che si verifica ancor ora.) è l'elemento topografico di base per spiegare gli insediamenti preistorici e medievali del territorio di Stanghella. Può essere inizialmente considerato in età preistorica un diversivo dell'Adige, con un tragitto probabile da Buel del Lovo, nei pressi di Balduina, frazione di Sant'Urbano, quindi secondo l'odierno percorso del canale Santa Caterina, fino a Vescovana, da qui per la via Bassa, la strada cosiddetta dei Seraioli, il capitello di Santa Caterina, ( che come ben sanno gli abitanti della contrada, non è un capitello, ma una chiesetta votiva, edificata nella seconda metà dell'ottocento per ringraziare la Madonna di una grazia. La chiesetta non presenta alcuna statua di Santa Caterina, patrona del paese, ma di Sant'Antonio da Padova e di San Cristoforo. Quest'ultimo protettore dei viandanti. La chiesetta dedicata alla Madonna della Strada, fu eretta da un de Mori proprietario del terreno.) il tratto ora del Gorzone, da Case Fantin fino alla località La Volta, e da qui, con un percorso ondulato rilevabile dalle foto aeree, raggiungeva l'Argine Conselvano, in località Capolcastro di Pozzonovo. In un'ansa di questo fiume, in località Selva, si insediò, circa 5000 anni or sono un grosso villaggio, che perdurò per più di un millennio. Esso rappresenta sinora la più importante testimonianza dell'età eneolitica o del rame del Veneto. (Ciononostante, nei fatti è misconosciuto e la sezione di Museo Civico ad esso dedicato è da troppo tempo in allestimento; per approfondire le nostre conoscenze abbiamo dovuto cercarne la documentazione in biblioteche al di fuori del paese, perché nella locale biblioteca comunale non si trova nulla. )

I lavori idraulici effettuati diversi anni or sono, l'escavazione di una marezzana che rappresentava una golena dell'antico corso fluviale, hanno permesso il recupero di 28 scheletri di inumati, probabilmente in posizione rannicchiata, e una cospicua quantità di manufatti in selce e osso, ossi di animali, da considerarsi resti di pasto e vasellame. ( i resti umani di cui si parla non si sa più dove siano stati sistemati; se vi è stato detto che almeno uno dei nostri scheletri si trova al Museo Nazionale Archeologico di Este, ritenetela una notizia priva di fondamento per due ragioni: gli scheletri erano in posizione fetale, erano molto rovinati per cui non se ne può ricostruire interamente neppure uno. Per quanto riguarda il loro numero erano 28 di cui 23 adulti e 5 bambini.)

Sempre lungo il tratto del Gorzone, da ritenersi il tracciato di un ramo scomparso dell'Adige, ( altra considerazione un ramo scomparso è un ramo scomparso, qui c'è sempre stato un corso d'acqua l'Agno?) dalla Campagnola, alla Peagna, è stato possibile ubicare luoghi di frequentazione, tra cui un sepolcreto paleoveneto in località Camaron.

Altri rinvenimenti dell'età del bronzo si sono verificati nella contrada della Pisana, in località Cuoro, lungo la via Corezzo.

Stanghella nel periodo romano

Anche il periodo romano ha lasciato profonde tracce nel territorio; numerosi sono i trovamenti di vasellame e di altro materiale laterizio in vari punti, mentre alcuni rettifili di confini e le foto aeree hanno posto in evidenza l'intervento massiccio di assestamento agrario a graticolato, talvolta con sovrapposizioni di successivi ripensamenti.

Stanghella nel Medioevo

Nel Medioevo ripresero vita piccoli insediamenti, probabilmente dai resti delle ville romane; sull'antico percorso fluviale preistorico si immette, a sud di Este, il Frassine, con un canaletto detto Vighizzolo, a formare la Fossa Lovara , che riceveva pure le acque dei due diversivi dell'Adige, e precisamente il Buel del Lovo e la Rotta Sabbadina. Il percorso della Fossa Lovara è quello già descritto, con la differenza rispetto al periodo preistorico, che andava ad alimentare la grande palude, detta Lago della Griguola, che occupava i terreni dell'attuale località Stroppare, espandendosi verso Pozzonovo, verso Anguillara e verso Stanghella, quasi a congiungersi con l'altra palude, detta Lago dei Cuori, ora località Cuoro. Questa situazione ambientale dominata da plaghe acquitrinose, aree vallive, boschi di saliceto misto si prestava alla formazione di nuclei abitativi, racchiusi e difesi da un fossato e da terraglio, con accesso attraverso un ponte levatoio. La loro sussistenza ( chissà perché i nostri antenati dovevano necessariamente essere dei morti di fame, non era possibile che (relativamente alla loro epoca) vivessero dignitosamente con quanto offriva la natura?)era la caccia, la pesca e il pascolo, con un po' di orticoltura. Le casupole erano ovviamente ( non tanto ovviamente, visto che si era sviluppata una forma di architettura denominata "Civiltà dei casoni." Questi erano costruzioni di mattoni a secco, con il tetto di paglia o di erbe palustri, che riparavano quasi meglio delle attuali case dal freddo d'inverno e dal caldo d'estate. A riprova di ciò c'è la testimonianza di un ex abitante di un casone che ha dovuto costringere la moglie a trasferirsi a malincuore dal casone ad una casa più moderna. E poi è possibile che si deva necessariamente etichettare il modo di vivere dei nostri antenati basandosi sul nostro?)di legno con tetto di paglia, raggruppate attorno all'unica costruzione in muratura, la piccola chiesa. L'intitolazione di queste chiese campestri ( s'intende per chiese campestri, le parrocchiali che hanno perso il titolo, Santa Caterina era già parrocchiale, altrimenti non si spiega come mai i Pisani nel decidere di edificarne una nuova, abbiano ribadito la volontà di mantenere il titolo della vecchia!)coincideva solitamente con il nome del villaggio. Si conoscono, attraverso le scritture tardo medievali, Santa Colomba di Ancarano, Santa Maria del Finale, Santa Cristina di Vescovana e Santa Caterina, la quale ultima può considerarsi il primitivo villaggio di Stanghella. La sua ubicazione doveva corrispondere all'incirca con l'attuale capitello di Santa Caterina, un tempo in sinistra della Fossa Lovara. ( come detto prima il capitello, ovvero la Chiesetta votiva, non è mai stata in sinistra della Lovara, perché edificata sull'alveo interrato. E, per quanto riguarda il villaggio, studi più approfonditi lo portano ad essere localizzato in un altro luogo... )

In un atto di concessione di Guelfo, duca di Spoleto, datato 15 ottobre 1220, viene nominato detto villaggio, assieme a Solesino, Vescovana, Angarano e Corezo, mentre la chiesa ‘Sanctae Catharina de Solesino' appare nell'ultima ‘cartula dathie episcopatus' (non appare, ma in quell'anno pagava l'ultima rata della dadia al vescovo di Padova!) di Padova. Dal villaggio iniziava una strada rialzata, denominata argine di Santa Caterina, i cui resti sono la via Arzerini e quella del Mondonovo, che curvava per i Graizzi e si congiungeva con l'Argine Conselvano, un tempo ‘Arzere Vechio del Gorzon' a Capolcastro.

Stanghella dal Rinascimento ai giorni nostri

Il 12 agosto 1468 si mettono all'asta le proprietà terriere del ramo padovano della Casa d'Este, rappresentato dal padre Taddeo e dal figlio Bertoldo, che si erano grandemente indebitati (neanche questo è vero. I due Marchesi appartenenti al ramo cadetto di Este, erano condottieri (capitani di ventura) al soldo della Serenissima. Già in possesso della maggior parte del territorio dell'antica Corte Elisina, avevano allargato i loro domini grazie alle donazioni fatte loro dalla Dominante. Pur essendo onorati dalla Serenissima, dovevano sfamare e pagare di tasca loro i propri soldati e, per farlo, dovevano necessariamente impegnare le terre già avute in dono. Sfortunatamente con la loro morte abbiamo l' estinzione del ramo cadetto della casa d'Este, e quindi l'impossibilità di onorare il loro debito. Il loro patrimonio, eccettuato il feudo Manfredini, fu riassorbito dalla Serenissima che bisognosa di domini in terra ferma, lo mise all'asta tra i ricchi mercanti. Si tratta quindi di un'azione prettamente economica per sfruttare al meglio un'eredità giacente.) Esse comprendevano l'attuale area della Pisana, di buona parte di Vescovana, di tutta Stanghella (non tutta, solo della valle della Stanghella acquistata tra l'altro nel 1508!, quindi in un secondo momento) e di tutta Boara Pisani. L'acquisto è fatto da Francesco Pisani di Ermolao per l. 210 di grossi.

Da questa data si può dare inizio alla trasformazione del territorio verso l'attuale assestamento: la facoltosa famiglia Pisani, facilitata dai progetti di bonifica elaborati dal Magistrato dei Beni Inculti di Venezia e realizzati sul posto dal Retratto del Gorzon, dopo la metà del Cinquecento riorganizzò il territorio in quattro grandi aziende, modificando anche il luogo dei primitivi centri abitati: Santa Cristina di Vescovana fu abbandonata (non è mai stato villaggio, quella che si vede sulla carta è una casa con torre colombara, di proprietà dei conti Conti, abitanti a Gazolo, l'attuale Granze. la chiesa era sulla strada che porta a Villa) ricostituendosi nella nuova Vescovana(il paese esisteva già da almeno 200 anni, possedeva un castello dove ora sorge la villa Pisani, che fu distrutto da Ezzelino e il cardinal Francesco Pisani già nel 1516 aveva costruito l'attuale villa Pisani-Scalabrini) in destra della Fossa Lovara, ora canale di Santa Caterina; Santa Caterina fu sostituita dall'odierno nucleo di Stanghella, (il primitivo villaggio continuò ad esistere fino al 1592, data in cui si ha la richiesta di erigere una nuova chiesa. Da ricordare che dal 1586 al 1594, causa crac del banco Pisani-Tiepolo, i Pisani furono temporaneamente cancellati dal libro dei nobili.) con chiesa che mantenne il vecchio titolo, lungo il canale di scolmatura ( la maggior parte delle case si trova lungo il percorso della Lovara! Quelle che si vedono ora lungo l'ex alveo del Santa Caterina sono dei primi del 900) delle acque di piena della Fossa Lovara, che venivano immesse nella palude della Griguola. Il registro dell'amministrazione Pisani, datato 1718, offre un quadro ambientale che non sembra discostarsi da quello dei due secoli precedenti. Su 79 abitazioni annotate( erano quelle dei fittavoli, non di tutta la popolazione!) 47 erano di paglia o canna, 9 i casoni di paglia, 5 in muratura con tetto di paglia, 18 in muratura con tetto di tegole (comprese una bottega di ‘spezieria' e un'altra di vendita di pelli).

La piazza era circondata da ‘albere', ossia pioppi; esisteva ancora, seppur ridotto, il canale Santa Caterina, con ponte di legno, mentre un altro ponte di legno superava il Gorzone. L'attuale casa canonica era indicata con ‘casa domenicale con brolo' ( era la Villa Manfredini-Centanini, non la canonica costruita nel 1700!!); la costruzione che ospita la Cassa di Risparmio (questa costruita verso la fine dell'ottocento, dopo la demolizione della Barchessa che occupava lo spazio tra la Statale ed il campo sportivo) fungeva da granaio e da deposito attrezzi dei Pisani; la grande Barchessa è stata distrutta nei primi anni del Novecento; probabilmente un po' più tarda è la cosiddetta Villa Salotto (la Villa in questione (casa dei fittavoli dei Pisani) era già presente nella seconda metà del 700). Si può così affermare che tutte le altre costruzioni civili del nucleo di Stanghella, compresa la Villa Centanini ( chiariamo che è Villa Manfredini - Centanini, presente nelle carte geografiche del Vaticano fin dal 1535!! Una recente tesi di laurea ha appurato che la modalità di costruzione delle fondamenta e l'impianto, pur rimaneggiato, risalgono effettivamente al XVI secolo.) sono Otto-Novecentesche. ( per quanto detto sopra anche quest'ultima affermazione è fasulla.)

Flaviana Baccan 

 

 


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