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Il perduto organo del Callido
Inviato da : Admin Sabato, 22 Agosto 2009 - 09:04
News Abbiamo ricevuto ieri mattina una richiesta diremmo sconvolgente che pubblichiamo:

 Abbiamo ricevuto ieri mattina una richiesta diremmo sconvolgente che pubblichiamo:

 

Spett. Associazione,


sono uno studioso di ARTE e STORIA ORGANARIA, ispettore onorario per gli organi storici presso le Soprintendenze delle Marche e dell'Emilia Romagna e insegnante presso il Conservatorio di Musica 'G. Rossini' di Pesaro.


In particolare mi occupo da oltre tent'anni degli organi costruiti dal noto organaro veneto GAETANO CALLIDO il quale, resosi indipendende dalla bottega del maestro Don Pietro Nachini nel 1763, costruisce la sua op. 2 per la chiesa parrocchiale di STANGHELLA (come dal suo catalogo autografo).
Sarebbe importante per me sapere se lo strumento si conserva tuttora (ed eventualmente in quali condizioni) e se qualche storico locale ne conosce le vicende. Se fosse conservato, sarebbe la più antica opera superstite del celebre organaro nato ad Este.


Faccio presente che stanghellese (non so se il termine sia esatto!) è pure Giuseppe Cipriani un raffinato organaro della prima metà dell'Ottocento di cui un bellissimo strumento (restaurato recentemente dal laboratorio dei F.lli Ruffatti di Padova) si conserva presso la parrocchiale di Cervia.


Vi sarò grato di qualunque informazione possiate darmi in merito all'organo Callido e, nell'occasione, invio i miei più cordiali saluti.


Prof. Mauro FERRANTE

Se da un lato questo ci potrebbe anche fare piacere, ci crea anche e soprattutto un moto di enorme dispiacere misto a stizza: infatti l'organo del Callido non esiste più, però abbiamo l'organo a canne attuale che giace ormai da molti anni smontato e inutilizzato, nella disinformazione e ignoranza generale,  quanto meno la tastiera e le canne; ed ora pubblichiamo cosa siamo stati costretti a rispondere al Professore:

"Mi dispiace darle brutte notizie, ma purtroppo il mio paese non ha mai saputo apprezzare le ricchezze in suo possesso. Qui sotto posso solo riferire quanto detto dal dr. Domenico Centanini, primo storico del paese. Altre notizie riguardano lo stato di conservazione delle canne rimaste... Insomma in parole povere non abbiamo più né l'organo del Callido, né quello del Cipriani, ma solo un rimasuglio che si può attribuire al Pugina.

 

Dell'esistenza dell'organo nella chie­sa di Stanghella si parla per la prima volta nella Visita Pastorale del Vescovo Giorgio Cornelio del 25 maggio 1657: si può quindi dire che l'organo è qui sorto quando quasi la chiesa. Nel 1683 era organista un certo D'Angelo Beda Cappellano di S. Elena, e veniva a suonare nelle feste di precetto. L'organo portava due portelle dipinte; da un lato S. Caterina, dall'altro S. Antonio e S. Bellino: si saliva nella cantoria per mezzo di una scala esterna alla chiesa dal lato occidentale.

Detto strumento era opera di Gaetano Callido: il B. Gregorio nella sua Visita del 1696 notava che l'organo era ele­gante e bello. Quell'organo scomparve nel 1904 per dar luogo al nuovo, opera della Ditta Annibale Pugina e Figli di Stanghella. Fu inaugurato e collaudato il 12 settembre 1904 dal M.o Oreste Ravanello Direttore della Cappella Antoniana di Padova, che rilasciò la seguen­te dichiarazione:

« 1.o L'organo venne costruito non solo secondo le prescrizioni liturgiche e le regole artistiche, ma anche giusta le sane tradizioni dell'arte organaria ita­liana. 2.o) La parte meccanica, solida ed elegante, venne curate in ogni parti­colare, di modo ché tanto i manuali che le pedaliere offrono una leggerezza assai apprezzabile (specialmente se si pensa che l'organo è soltanto meccanico): i bottoni, i pedalini ed i pistoncini agi­scono pure con prontezza e silenziosa­mente. 3.o) Della parte sonica meritano particolare lode i ripieni dei due ma­nuali che, come sopra fu detto, hanno le caratteristiche dei ripieni italiani an­tichi, e cioè sono pastosi, dolci ed ar­gentini. Assai bella è la voce umana di puro carattere italiano anch'essa, e di grande effetto è il violoncello alla pe­daliera. 4.o) La Ditta costruttrice ha creduto poi d'introdurre due nuovi re­gistri, che non figuravano nel progetto. Il primo è il cornetto a 2 canne che fe­licemente accresce le quantità svariate dei timbri, e conferisce al pieno mag­giore robustezza. L'adozione di questo registro, trascurato dalla maggior parte dei fabbricatori moderni, è stata come un ritorno all'antico assai giudizioso, perché il detto registro assai dolce, com­bina in vari modi, produce effetti graziosissimi, non privi di una certa auste­rità. Esso percorre l'intera tastiera (I manuale), mentre negli organi antichi, quasi sèmpre, non suonava che nella parte acuta. L'altro registro è il Flauti­no da 2 p. di timbro assai dolce e som­messo, che può dare effetti brillanti - senza essere stacciati, come si potrebbe credere. 5.o) L'assieme dell'organo è soddisfacentissimo: la sonorità ne è po­tente, ma nello stesso tempo non ecces­siva né sguaiata, anche perché i due soli registri a lingua (su ventisei ad anima) si fondono benissimo nel pieno».

Da quanto Lei scrive, riscontro un errore nel testo e cioè se l'organo è del 1763, il Beato Barbarigo vescovo di Padova, non poteva nella visita del 1696 elogiare la bellezza e la sonorità dell'opera. In ogni caso dall'inizio del secolo del Callido si sono perse le tracce, in quanto sostituito totalmente o in parte da un nuovo strumento opera dei f.lli Cipriani e, in ultima battuta, da quello dei Puggina.  Attualmente che io sappia esistono ancora le canne, la tastiera e forse uno o due somieri (sembrerebbero quelli originari del Callido). Se mi lascia un po' di tempo per verificare l'ultima notizia potrò essere più precisa. Ultima sconfortante notizia: in chiesa non c'è più l'organo dai primi anni 60. le canne sono conservate in soffitta dell'asilo e la tastiera o comunque quel che ne rimane nella soffitta della chiesa. Da voci popolari sembra che il Callido sia stato venduto alla parrocchia di Pernumia e quello del Cipriani a quella di Ospedaletto Euganeo. Non essendo materia di stretto interesse della scrivente Associazione, non posso essere più precisa, ma se rimaniamo in contatto cercherò di fare qualcosa in più."

 

Ci chiediamo una volta di più che figura ci faremo come paese di Stanghella. E' questa la cultura che dovremmo preservare ma che ignoriamo e teniamo smontata? Chi se ne è interessato finora tra coloro che avrebbero dovuto reggerne le fila, in primis il Comune? E poi ci si chiede attoniti, fra chi ha perso le elezioni: "perchè abbiamo perso, che abbiamo fatto tanto bene al paese?" Una volta di più. Vergogna!

 

 

 


 

 


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