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Immaginate che una terra chiamata "Bassa Padovana " ,un po'scordata dai circuiti "ufficiali ", d'improvviso voglia esprimere tutta la sua esigenza di essere considerata. Che voglia ribellarsi a quello che gli uomini antichi e moderni le hanno fatto,dimenticandone le origini e violentando la sua natura. Questa che vi proponiamo è una ricostruzione,speriamo divertente, di quanto potrebbero dire,se potessero parlare,dei fiumi che l'uomo ha piegato alle sue esigenze.I personaggi di questa commedia,che si animano magicamente dopo un violento temporale,nei pressi di un argine della Bassa Padovana, sono ciò che rimane di corsi d'acqua che ai primordi correvano liberamente con alvei totalmente diversi da oggi: così com'erano, per gli abitanti di un tempo erano strumenti utilissimi, per i trasporti e per la sussistenza: poi l'uomo decise che la tecnologia e l'effimera ricchezza avrebbero avuto il sopravvento,che i fiumi non servissero più, se non per ornamento di una campagna radicalmente mutata per le esigenze dei "ricchi signori ". O peggio,come destinazione di maleodoranti e inquinanti scarichi. Questi fiumi,la cui anima è stata in parte nascosta da campi di grano e mais, dei quali perfino il nome è stato dimenticato.Di essi rimangono soltanto tracce in un antica carta (visibile al Museo Civico Etnografico di Stanghella). Essi sono le nostre radici: nella commedia infatti parlano nella nostra lingua madre, ribelle e orgogliosa come la terra che l'ha vista nascere e che ora pensiamo di avere "addomesticato ", ma che sussurra ai nostri cuori di uomini del duemila quello che che non dovremmo mai dimenticare di essere stati.
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