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Monumenti e edifici storici : Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina V.M. - Stanghella
Inviato da : Admin Lunedý, 26 Dicembre 2005 - 12:22
articoli pubblicati prima del 30/04/2007  

Difficile un discorso organico sulla bella chiesa di Stanghella, perché ha subito numerose traversie nell'arco dei secoli. Le sue origini si perdono nella nebbia dei tempi e le poche notizie desunte da documenti dell'epoca, sono scarse e permeate d'incertezza e di mistero. Possiamo iniziare con la storia della nostra patrona: Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto (continua...)



Dall'ottavo secolo d. C. si ha una diffusione del suo culto anche in Occidente, ma a differenza di altri santi, questo culto sembra nascere da testi letterari o tradizioni orali piuttosto che attorno ad un sepolcro miracoloso. Ma chi era Caterina? Alessandria d'Egitto anno 305. L'imperatore Massenzio o Massimino vi si reca in visita ed ordina a tutta la popolazione di sacrificare tori ed uccelli agli dei. Caterina, di stirpe reale, diciottenne, convertitasi al Cristianesimo, si reca al tempio con i suoi domestici, per rincuorare e incitare alla resistenza i compagni di fede. Giunta alla presenza dell'imperatore lo apostrofa duramente, incitandolo a convertirsi e a riconoscere che esiste un solo Dio degno di onore e lode. L'imperatore comanda che al termine dei sacrifici, Caterina sia condotta a palazzo. Lì, le propone di sacrificare agli dei, ma ottenuto un fermo rifiuto, convoca sapienti e filosofi per contestare le affermazioni della giovane e riuscire a confonderla. Dopo l'apparizione dell'Arcangelo Michele, la giovane converte anche i filosofi che vengono condannati al rogo.Tentata dall'imperatore con offerte di matrimonio e di ricchezze, Caterina resiste ad ogni lusinga e viene imprigionata. L'imperatrice che va a visitarla, è convertita assieme alle guardie di scorta. Infuriato, l'imperatore ordina che sia sottoposta al supplizio delle ruote appuntite, ma queste, per intervento degli angeli, si spezzano e stritolano i soldati. A questo punto l'imperatrice interviene in difesa della giovane e si proclama cristiana. L'imperatore la fa decapitare e la stessa sorte toccherà poco più tardi a Caterina. La leggenda vuole che mentre veniva decapitata, dal suo collo sgorgasse latte invece che sangue e subito dopo gli angeli trasportano il suo corpo sul monte Sinai. Fin qui la leggenda. E' innegabile che il culto della Santa si sia diffuso quasi subito in tutta l'area cristiana. Ne troviamo tracce a Roma, a Napoli, a Parigi. Fioriscono passio, poemetti, laudi e rappresentazioni varie. Abbinato agli strumenti del martirio, ruote e spada, Caterina è stata eletta protettrice di tutti i mestieri che hanno a che vedere con le ruote: mugnai, carrettieri, camionisti, ecc., e inoltre causa la sua giovane età e sapienza è protettrice delle giovani, delle studentesse e degli insegnanti. Per circa 900 anni non si hanno notizie del culto di questa Santa, nel territorio padovano. Né ci si spiega come mai da Alessandria d'Egitto il suo culto si sia propagato fino al Veneto. C'è chi sostiene che il suo culto si sia diffuso durante o subito dopo le Crociate ( dal 1096 e, in varie riprese fino al 1267) , ma fin dal X secolo, la nostra chiesetta campestre, facente parte della curazia di Solesino, era conosciuta con il nome della santa e localizzata sulle rive della Fossa Lovara, l'attuale Gorzone, a qualche chilometro dal centro dell'attuale paese, verso Vescovana. Il nostro villaggio, nato nell'Eneolitico, è stato probabilmente l'insediamento di una villa romana, mentre nel Medioevo era un agglomerato di casupole di paglia, attorno all'unica costruzione in muratura, la chiesa appunto. Le prime notizie certe risalgono al 1220. In un atto di concessione di Guelfo, duca di Spoleto, ai marchesi Obizzo, Alberto e Folco d'Este, 15/10/1220, Santa Caterina è nominata con altre località circostanti e, ancora, nel 1221, "ecclesia Sancte Catarine de Solesino" paga la dadia di dieci soldi all'episcopato. Che ci fosse un nucleo abitato, appare chiaro da una notifica del 9 aprile 1224, di un'esecuzione di un avviso gridato in "Santa Catelina", per invitare a muovere quanti avessero qualche contestazione a proposito del beneficio chiesto ed ottenuto da Solesino della cui curazia faceva parte. Altra notizia importante la troviamo negli Statuti Padovani del 1276 che determina: " Sancta Catherina II plaustra centenario." (ovvero che fornisse due carri per i soldati al centenario di San Daniele). A differenza di altri insediamenti campestri, il nostro era presso una strada di notevole importanza che da un lato s'innestava sulla Via Annia e, dall'altro, sul vecchio argine del Gorzone che permetteva di giungere a Padova ed a Este. Infatti, è della fine del 1281, una disposizione del podestà Enrico Orio nella quale si ribadisce che la strada pubblica dalla Fossa del Brombo, attuali Lavacci, si portava attraverso i territori di Vescovana, Solesino e Santa Caterina, fino al Canaregio vecchio, a nord della Peagna di Stanghella, dovesse essere riparata e mantenuta in perfetta efficienza. Naturalmente dobbiamo pensare che queste "strade" fossero poco più di viottoli, impraticabili per buona parte dell'anno e quindi bisognosi di continui interventi. Nel medioevo, dopo la caduta dei Carraresi e, successivamente della casa d'Este, ramo padovano, le vicende del territorio si legano strettamente a quelle di Venezia e sembra doveroso riportare almeno per cenni qualche notizia che ci faccia comprendere meglio il perché di certe consuetudini e fabbricati che incontriamo ancora adesso nella zona. Venezia già dal secolo XIV era impegnata in guerre per espandersi nell'entroterra. Dopo la guerra di Chioggia (1378- 81), combattuta contro i genovesi, si arriva alla pace di Torino (1381). Debellata l'ultima pericolosa nemica, Genova, Venezia può intensificare la sua politica di conquiste sulla terraferma, divenute quanto mai necessarie per il consolidamento dei suoi traffici. Nel 1405, abbattuta la signoria degli Scaligeri, la Serenissima è padrona di quasi tutto il Veneto. Per consolidare la sua supremazia ci saranno altre due guerre, la prima contro Milano, conclusasi con la vittoria dei Veneziani e, in seguito, quella contro gli Estensi. La pace di Bagnolo (1484) assegnò a Venezia il Polesine, completando così l'unità del Veneto. Tutto il territorio della Bassa, nel 1468, già della casa d'Este, ramo padovano, viene messo all'asta ed acquistato dalla potente famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano. Questi dividono il territorio in quattro appezzamenti: Boara, Santa Caterina, Pisana e Vescovana. Circa 100 anni dopo, il 13 gennaio 1592 il nobile Alvise Pisani, proprietario della boaria di Santa Caterina, chiede l'autorizzazione al vescovo di Padova di edificare una nuova chiesa presso la sua villa, mantenendo il titolo della precedente ed accampando il diritto di iuspatronato. La chiesa è edificata in breve tempo e, nel 1594, arriva il primo parroco don Antonio Malacarne. Dopo 70 anni, tra il 1664 ed il 68 la chiesetta è ricostruita più grande e, il vecchio campanile, a forma di torre, rialzato e le tre campane originarie, sostituite. Nel ventennio tra il 1710 ed il 30, fu costruito l'altare maggiore, in marmo, opera del Bonazza. Finalmente il 29 giugno 1752 è consacrata dall'allora vescovo di Padova Mons. Rezzonico, futuro papa Clemente XIII. Nel 1827 le campane furono sostituite e 17 anni più tardi si procedette ad un'ulteriore sostituzione a causa della loro mole e per l'accentuata pendenza del campanile. Nel 1853, il parroco Menin decise che la chiesa m. 25x 13, era troppo piccola per le sue 2800 anime e si dette il via a nuovi lavori di ampliamento. Furono costruite le due ali, dove furono collocati i due altari laterali della chiesa rettangolare. Nel 1857, la chiesa a pianta rettangolare venne trasformata in quella attuale a croce greca, dotata di un'abside più ampia, nel 1878 iniziarono i lavori di costruzione della tribuna, nel 1882 il Battistero e nel 1891 si demolì il vecchio coro. Nel 1892 il Vescovo Giuseppe Callegari la riconsacrò mantenendone il titolo. Nel 1956 è stata tolta la cupola per timore di crolli e, negli anni successivi, si è provveduto a togliere anche il pulpito e le balaustre, in osservanza alle disposizioni del concilio Vaticano II. Gli ultimi abbellimenti risalgono ai primi anni 80, essendo parroco don Paolo Lucietto. In quegli anni oltre al ciclo pittorico del maestro Pietro Favaro, si ha la tinteggiatura interna ed esterna e, nel '90, la sostituzione delle vetrate. Vista dall'esterno la chiesa sembra essere formata da quattro parti distinte. Due ali laterali con la lunetta-finestra divisa in tre parti, il corpo centrale e il parallelepipedo che ha sostituito nel 1956 l'elegante cupola precedente. La facciata ricorda nell'impostazione le chiese romaniche a capanna, ma è di stile neoclassico gigante con timpano ornato da un rosone di legno e, separato dalla facciata da un fregio a triglifi, intercalati da teste di bue. Le quattro lesene, due centrali e due agli angoli dividono la facciata in tre parti. Le due laterali racchiudono una nicchia in cui forse doveva alloggiare una statua, come in altre chiese coeve. Al centro troviamo la lunetta in cui è inscritto il titolo della chiesa e, sotto, lo stemma del vescovo con il motto che riassume il suo programma, sovrastante il portale principale. All'interno, in fondo alla navata principale, rialzato di otto gradini dal pavimento, troviamo il seicentesco altare del Bonazza, sovrastato dal bellissimo baldacchino o corona in legno, opera dell'intagliatore Pietro dalla Vecchia, di S. Orfeo - Schio, posto dopo l'ultima ristrutturazione della chiesa, del 1891. Davanti a questo, l'altare mobile e gli amboni, costruiti e donati alla chiesa da un falegname del luogo, il sign. Viaro. Sul pannello dell'altare l'Ultima Cena del maestro Pietro Favaro (1912 -2000). Gli altari nel braccio orizzontale sono: a destra Sant'Antonio da Padova, statua di legno dello scultore Costner di Ortisei, altare che in realtà è dedicato a San Pietro Martire da Verona, a sinistra il bellissimo Crocefisso di Andrea Brustolon del 1700, dono dei Pisani (1839) all'allora Parroco Don Marcantonio Menin. Procedendo lungo la navata, sempre a sinistra una statua lignea della Madonna del Rosario e a destra l'altare dei Santi, ricco di tutti i reliquiari lasciati in dono dalla famiglia Pisani. L'altare maggiore è opera del Bonazza, artista del XVIII secolo, affiancato da due statue di S. Pietro a sx e S. Paolo a dx. Alle pareti si possono ammirare i pregevoli affreschi del maestro Pietro Favaro. Sulla lunetta dell'entrata principale, la Resurrezione del 1987, sotto la Crocifissione del 1988. Ai lati la Fede e la Carità. Sulla parete di sinistra S. Giuseppe e Gesù. Sopra il portale di sinistra, la Natività e di fronte la Vergine che consegna lo scapolare a S. Leonardo Stock, sul Carmelo. Ai lati dell'altare di Sant'Antonio due evangelisti, identificabili dal loro simbolo: l'Angelo per Matteo a sinistra ed il leone per Marco a destra. Il portale di destra è sovrastato dalla Pentecoste e, sopra l'ingresso della sacrestia, il martirio di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto. Ai lati dell'altare del Crocefisso, gli altri due evangelisti, Giovanni a destra con l'aquila e Luca a sinistra con il toro. Ultima opera in ordine cronologico il pannello che orna l'altare mobile: l'Ultima Cena.

Flaviana Baccan


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